Stupro di Firenze, uno dei carabinieri ora accusa il collega

(websource/archivio)

C’è uno scambio di accuse tra i due carabinieri coinvolti nella vicenda dello stupro di Firenze ai danni di altrettante studentesse americane. Pietro Costa, 32 anni, il più giovane dei due, interrogato dalla pm di Firenze Ornella Galeotti, ha infatti provato a scaricare gran parte della responsabilità al capo pattuglia Marco Camuffo, 50 anni, da venti nell’Arma. “Era il mio capo, mi ha coinvolto lui, come facevo a dirgli di no?”, si sarebbe giustificato Pietro Costa, che poi ha rilevato: “Ci hanno invitato loro a salire”.

Il 32enne, difeso dal suo avvocato Andrea Gallori, ha poi aggiunto un dettaglio rilevante: “Quello che dico è confermato anche dal fatto che la ragazza mi ha dato il suo numero di telefono. Vi pare possibile che me lo avrebbe dato se la avessi appena violentata?”. Proprio per appurare il particolare dello scambio di numeri telefonici bisognerà aspettare i tabulati telefonici. Infatti, i cellulari dei due carabinieri, così come le divise di entrambi, non sono stati posti sotto sequestro. Nei giorni scorsi, aveva parlato Cristina Menichetti, avvocato di Camuffo, il più anziano dei due carabinieri accusati di aver stuprato le studentesse americane a Firenze: “Quando mi ha giurato che non aveva violentato quella ragazza perché lei era consenziente l’ho guardato negli occhi e ho capito che diceva la verità”, ha spiegato in un’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’. Nel frattempo, dai primi risultati delle analisi, è risultato che le studentesse, a distanza di quattro ore dalla violenza, avevano ancora nell’organismo “una rilevante quantità” di alcol, ben oltre il limite consentito.

GM