A 13 anni violentata e uccisa, ma l’Anpi non vuole targa

Il 30 aprile 1945 a Noli, in provincia di Savona, moriva Giuseppina Ghersi. Aveva 13 anni ed ebbe la colpa di scrivere un tema in favore di Mussolini, la pena fu quella stabilita dai partigiani e fu terribile. La ragazzina venne violentata, presa a calci, umiliata e poi giustiziata. A distanza di 72 anni, l’amministrazione comunale di Noli ha deciso di omaggiare la memoria di Giuseppina. La proposta è arrivata da Enrico Pollero, un consigliere di centro-destra figlio di partigiani che spiega così la sua scelta: “Ho pensato che dobbiamo fare qualcosa per ricordare lei, non chi ha combattuto dalla parte sbagliata”. Un omaggio che però ha scatenato la reazione della divisione provinciale dell’Anpi che non ha approvato la decisione dell’amministrazione comunale. Queste le parole del segretario Samuele Rago: “Non si dovrebbe omaggiare una fascista con una targa. La pietà per una giovane vita stroncata non allontana la sua responsabilità per aver scelto di fiancheggiare e schierarsi con i nazifascisti che tanto dolore hanno portato in tutta la provincia di Savona. La violenza sessuale, che oggi appare incomprensibile, va contestualizzata in un clima di guerra e in un periodo risalente a oltre 70 anni fa”. Dichiarazioni forti e che hanno subito portato alcune sezioni dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani a dissociarsi ed emanare un comunicato: “Non possiamo condividere l’ostilità a una iniziativa, come quella del Comune di Noli, che si limita a rendere la dovuta memoria a una vittima innocente degli eccessi della guerra di Liberazione”.

C.C.

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