Emanuela Orlandi (foto dal web)

Si torna a parlare del caso di Emanuela Orlandi, la quindicenne scomparsa in maniera misteriosa nel 1984 nel Vaticano. Nelle scorse settimane, Maria Pezzano Orlandi, la mamma di Emanuela, aveva scritto una lettera di suo pugno al Segretario di Stato vaticano, Angelo Becciu. Negli stessi giorni, i legali degli Orlandi, Annamaria Bernardini De Pace e Laura Sgrò, avevano chiesto di poter accedere al dossier segreto sulla quindicenne scomparsa, che sarebbe custodito dal Vaticano, ma era arrivato il diniego. Quello di Emanuela Orlandi resta oltre trent’anni dopo un caso ancora aperto. Due anni fa, la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulle sparizioni di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, scomparse rispettivamente il 22 giugno e il 7 maggio 1983. Lo aveva reso noto il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone.

Oggi è il giornalista Emiliano Fittipaldi, già autore di alcuni saggi sugli affari del Vaticano, a tornare sull’argomento, con un lungo articolo su ‘Repubblica’ in cui anticipa i contenuti del suo ultimo libro e spiega di essere entrato in possesso di un documento della Santa Sede riguardante il caso di Emanuela Orlandi. “Te li do solo perché credo che sia venuto il momento di far luce sulla storia”, gli avrebbe detto la fonte che ha fatto in modo che il giornalista ricevesse questi documenti finora rimasti top secret. In particolare, ci sarebbe una lettera di cinque pagine, datata marzo 1998, inviata dal cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell’Apsa, l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, ai monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran, ovvero il sostituto per gli Affari generali della segreteria di Stato della Santa Sede e il più importante tra i ‘diplomatici’ del Vaticano.

Il contenuto della missiva

In sostanza, la lettera contiene “un documento di sintesi delle prestazioni economiche resosi necessarie a sostenere le attività svolte a seguito dell’allontanamento domiciliare e delle fasi successive allo stesso della cittadina Emanuela Orlandi”. Stando a quanto riportato in quella missiva, la somma totale investita nel caso della giovane scomparsa è ingente: oltre 483 milioni, quasi mezzo miliardo di lire. Nella lettera si sottolinea: “Moltissimi limiti nella ricostruzione sono stati riscontrati nell’impossibilità di rintracciare documentazione relativa agli agenti di supporto utilizzati sul suolo italiano stante il divieto postomi di interrogare le fonti, incaricando esclusivamente il capo della Gendarmeria Vaticana in questo senso”.

Segue un riassunto delle spese sostenute, anche se mancano le pagine e pagine di fatture allegate. Il dubbio di Emiliano Fittipaldi è sull’autenticità o meno del documento. Fosse veritiero, sintetizza il giornalista, “darebbe indicazioni e notizie sbalorditive che potrebbero aiutare a dipanare la matassa di un mistero irrisolto dal 1983. Perché dimostrerebbe, in primis, l’esistenza di un dossier sulla Orlandi mandato alla segreteria di Stato, mai consegnato né discusso con le autorità italiane che hanno investigato per decenni senza successo sulla scomparsa della ragazzina”. Inoltre dimostrerebbe che quella vicenda sarebbe andata a finire male, in quanto nell’ultima parte del capitolato di spese si parla di “relativo disbrigo pratiche finali”.

Rimangono in ogni caso tanti i punti aperti nella vicenda, tant’è che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ovvero il magistrato che negli ultimi anni ha coordinato l’inchiesta, scelse di non firmare l’archiviazione e ha anche “richiesto la revoca dell’assegnazione del procedimento”. Da quella richiesta oggi emergono particolari caduti nell’oblio, riguardanti uno dei protagonisti del caso Orlandi, un amico della ragazza scomparsa. A settembre scorso, invece, la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ aveva fatto ascoltare un audio in cui pare sia incisa la voce di Emanuela Orlandi.

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GM