Milionaria scomparsa, faceva la senzatetto a Milano

Ariane
(Websource/archivio)

Ariane, cinquantenne nata a Teheran nel dicembre del 1966, manager in un’azienda di produzioni cinematografiche e conto in banca milionario, era sparita nel nulla da sei mesi. La donna ufficialmente residente a Londra passava molto tempo in Italia insieme alla sua ristretta e selezionata cerchia di amici della Milano bene con i quali trascorreva il tempo dedicandosi a musei e passeggiate. Da sei mesi nemmeno loro avevano più notizie di lei e dopo i fallimenti nelle ricerche della polizia londinese la sorella aveva contattato una società privata italiana la Skp Group, fondata da Luca Antonio Tartaglia, ex agente di polizia in prima linea nella Milano delle guerre di mafia.

Ieri l’hanno ritrovata sdraiata su una grata proprio sopra il locale caldaie dell’hotel Ambasciatori, un punto spesso usato come giaciglio per la notte dai clochard. I misteri intorno alla vicenda sono tantissimi. Perché quella donna così ricca da sei mesi viveva come una barbona? L’ipotesi che si prende in esame in questo periodo è quella del black out mentale ma sono comunque tanti gli elementi che non tornano.

La ricerca è stata degna di un libro giallo o di un film. Armato solo della fotografia della donna l’ex poliziotto ha passato palmo palmo tutta Milano. Un parrucchiere del centro che l’aveva avuta come cliente l’ha riconosciuta. Ha detto di averla vista in zona tribunale, ma non era certo perché era vestita malissimo e coi capelli molto sporchi. Pian piano sono spuntate altre testimonianze, molti incerti dato che la signora appariva molto diversa, trasandata come una clochard.

Quando è stata trovata Ariane dormiva per terra, maglioncino e pantaloni corti senza nemmeno una coperta. Dopo l’incontro con la sorella avvenuto in Questura le prime confuse parole della donna: “Non so spiegare… Forse camminavo, sono stata aggredita e derubata, e caduta a terra ho picchiato la testa… Dopo non avevo più la borsa con soldi, cellulare, documenti. Sono innamorata di Milano… Residenti, passanti e volontari offrivano un aiuto ma non volevo… Regalavano cibo e rifiutavo… Frugavo nei cestini dell’immondizia, cercavo da mangiare, stavo fuori da ristoranti e hotel per rimediare qualcosa”.

F.B.