Camorra, l’omicidio di Nicola legato ad un debito non pagato

(Websource/archivio)

L’uccisione di Nicola Notturno, 21enne figlio del boss di camorra Raffaele e nipote del collaboratore di giustizia, Gennaro, si comportava a sua volta come un leader della malavita. Ostentava con orgoglio il proprio cognome, ottenendo il rispetto nel difficile quartiere napoletano di Scampia, arrivando ad ottenere in questo modo soldi e potete immediati. Non è però riuscito a goderseli per molto, visto che è stato assassinato brutalmente con dieci colpi di pistola scaricatigli contro da due sicari in motorino. Parecchi di questi colpi lo hanno colpito in pieno viso, un trattamento riservato ai capiclan ed agli infami.Gli inquirenti stanno portando avanti la loro inchiesta: si era pensato in un primo momento che l’uccisione di Nicola fosse legata al pentimento dello zio, diventato collaboratore di giustizia dopo aver vissuto in prima persona la faida che nel 2004 aveva portato gli Scissionisti di Scampia a slegarsi dal famigerato clan Di Lauro per creare un mercato della droga parallelo.

Spunta una nuova ipotesi

Da questa lotta intestina si ebbe una lunga serie di omicidi in strada. Ora però si pensa che la morte del giovane sia da attribuire ad un suo debito non saldato relativo ad una massiccia partita di droga o a qualche sgarro compiuto nel tentativo di consolidare la propria autorità. La famiglia Notturno dettava legge a Scampia fino ad una decina di anni fa. Nicola, soprannominato «’o Chiatto» per via della sua stazza fisica, aveva iniziato la ricostruzione della propria cosca, dopo che la sua famiglia aveva fatto milioni a palate assieme agli Abete ed agli Abbinante con lo spaccio di droga. Analizzando i profili Facebook della vittima, che amava viaggiare e trastullarsi nella bella vita, emergono dei messaggi scritti pubblicamente da Nicola nei quali si evince un desiderio di vendetta misto a preoccupazione, non si sa però a chi siano rivolti.

S.L.

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