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L’Asp di Trapani da tempo sta cercando disperatamente pediatri e neonatologi da inserire nell’ospedale “Bernardo Nagar” di Pantelleria. Nessuno però sembra intenzionato a presentarsi. Siamo peraltro in una parte d’Italia dove la disoccupazione giovanile tocca i picchi massimi. In sostanza, finora a qualsiasi bando lanciato e pubblicizzato sia sul sito dell’Azienda sia sui quotidiani nazionali non si è presentato nessuno. Una situazione resa ancora più grave dal fatto che tra tre mesi scadrà la deroga che il Ministero della Salute ha concesso al punto nascita di Pantelleria.

La chiusura era stata prevista perché il punto nascita era al di sotto dello standard nazionale dei 500 parti all’anno. Ma nel 2015 è arrivata la deroga, condizionata appunto al fatto che qualcuno abbia la volontà di presentarsi a Pantelleria e accettare finalmente quel posto. L’Asl ha intanto preso una decisione clamorosa: puntare ai dottori stranieri con regolare titolo valido in Italia promettendo un contratto annuale con un compenso di 90mila euro lordi all’anno. Il commissario dell’Asp, Giovanni Bavetta, evidenzia: “Abbiamo incrementato il compenso per mettere finalmente in sicurezza il punto nascita”. Poi aggiunge: “Un’esperienza professionale di un anno in un’isola come Pantelleria può essere formativa per un neospecializzato, come lo è stata per me che ho iniziato la carriera di ginecologo proprio lì”.

Nei mesi scorsi, aveva fatto scalpore il caso di Matera, dove erano rimasti vacanti 14 posti. L’accaduto era stato spiegato dal direttore generale dell’Asm Pietro Quinto, interpellato dal ‘Corriere della Sera’ sulla vicenda: “Non sappiamo più come e dove chiedere: da un anno cerchiamo di reclutare medici ma non troviamo nemmeno pretendenti”. Ma perché una situazione del genere? Sembra che i medici non vogliano trasferirsi nel capoluogo di provincia lucano probabilmente perché si tratta di una piccola città, ma c’è anche altro: un medico ospedaliero non può lavorare più di 48 ore la settimana e ha diritto ad almeno 11 ore di riposo tra un turno e l’altro. In una situazione di perenne emergenza, come quella in cui si trova l’ospedale lucano, quei parametri non possono essere rispettati.

GM