Medico porta a termine l’eutanasia sebbene la donna lotti per non morire

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La legge sull’eutanasia è stata a lungo dibattuta anche in Italia, ma il dibattito si è concluso con una maggioranza che ritiene “La dolce morte” una decisione che non può essere presa. Diversa la situazione in Olanda dove già da tempo l’eutanasia è una realtà e viene considerata uno strumento necessario per assicurare ai malati terminali che soffrono terribilmente una morte dignitosa.

Anche nei Paesi Bassi il problema su questa difficilissima decisione si pone nel caso in cui un paziente affetto da demenza non sia in grado di esprimere la propria volontà sul da farsi. La legge prevede che in questi casi, in mancanza di un preciso testamento biologico, che debba essere il medico curante a decidere quando sia il caso di procedere con l’eutanasia. Il confine tra giusto e sbagliato è sempre più labile in casi come questo, come dimostra l’indagine condotta su un medico che ha chiesto ai familiari di una donna di tenerla ferma mentre le faceva l’iniezione letale.

Secondo quanto si apprende dai media locali, la signora (75 anni) aveva manifestato da tempo segni di demenza senile obbligando il marito a metterla in una casa di riposo. Durante la degenza nella clinica, la donna ha manifestato più volte il desiderio di morire salvo poi ripensarci e dire a medici e familiari che non era quello il momento adatto. Nei giorni precedenti all’eutanasia, l’anziana manifestava forti dolori ed un peggioramento delle condizioni psichiche, quindi il medico si è convinto che fosse arrivato il momento per procedere.

Il giorno stabilito ha quindi messo un tranquillante nel caffè della donna ed ha proceduto con una prima iniezione. Durante il procedimento la paziente si è svegliata ed ha combattuto contro il dottore impedendogli di continuare, così questo si è rivolto ai familiari ed ha chiesto loro di tenerla ferma per poter proseguire. Le modalità di esecuzione hanno insospettito la Regional Review Committee (organo deputato a controllare che non ci siano irregolarità nell’applicazione dell’eutanasia) che ha cominciato ad indagare per comprendere se ci fossero state violazioni sulla legge.

La Review Committee ha riscontrato delle irregolarità nell’aver drogato il caffè della paziente e nel non avere stoppato la procedura quando ha visto che la paziente era restia al trattamento. Inoltre ha cercato di capire se il medico ha vagliato delle ipotesi alternative e si sia consultato con un altro medico sul caso. Analizzando queste circostanze i membri della commissione hanno deciso che il caso doveva essere giudicato da un tribunale, affinché casi come questo non si ripetessero in futuro.

Spetterà quindi ad un giudice stabilire se il comportamento del medico è stato contrario alla legge vigente. Sul caso si è espresso il presidente del Regional Review Committee, Jacob Kohnstmann: “Sono convinto che il dottore abbia agito in buona fede, ma noi vogliamo maggiore chiarezza su come debbano essere gestiti questi casi in futuro”.

F.S.