La Catalogna vuole andarsene: sale la tensione, feriti nella notte

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Non accenna a scemare la tensione palpabile che in questi giorni ha caratterizzato la capitale della Catalogna, Barcellona. Domani, infatti, è una giornata importantissima per tutti i catalani, sarà il giorno in cui tutti gli indipendentisti andranno al voto per il referendum che dovrebbe sancire (in linea puramente teorica) l’indipendenza dal governo centrale di Madrid. A nulla sono serviti i moniti del governo spagnolo, i catalani non si sentono parte della Spagna e sono decisi ad andare al voto e fare valere i propri diritti.

Diritti che non vengono riconosciuti da Madrid, più volte è stato dichiarato che il referendum è anti costituzionale e nella giornata di ieri è stato persino richiesto ai Mossos d’Esquadra (le forze dell’ordine catalane) di recintare i luoghi adibiti come seggi elettorali per impedire le votazioni. Gli indipendenti, però, sono determinati a portare avanti le proprie istanze ed hanno chiesto ai volontari di occupare le scuole e i palazzi che domani saranno teatro delle votazioni referendarie.

La tensione politica è stata acuita dall’incidente occorso ieri notte di fronte alla scuola di Manlleu: quattro uomini facenti parte della ‘Generalitat Catalana’ sono stati gravemente feriti da proiettili ad aria compressa e sono stati portati d’urgenza all’ospedale (non dovrebbero essere in pericolo di vita). Gli indipendentisti pensano che si possa trattare di una mossa degli avversari politici, ma l’aggressore non è stato individuato e non ci sono prove a questa tesi.

Nemmeno l’incidente di ieri notte ha impaurito i catalani che confermano la loro intenzione di andare al voto ad ogni costo. Domani mattina è previsto l’arrivo di 4000 agricoltori che a bordo dei loro trattori formeranno una recinzione atta ad impedire che l’esercito blocchi le votazioni. Intanto dal governo centrale fanno sapere che verranno bloccate le app utili a trovare i seggi elettorali e a votare on line. Bisogna ricordare che la votazione arriva al culmine di un progetto portato avanti dal partito salito al governo il 27 settembre 2015, ma questo non assicura che i risultati delle votazioni porteranno alla reale separazione dal governo centrale.

F.S.