Rimini, giro di pedofilia: “avevano le foto di Yara”

(Websource/Archivio)

Scoperto un giro di pedo pornografia ed individuata la sorgente di diffusione, gli agenti della polizia di rimini hanno fatto irruzione nell’appartamento di un uomo e sono rimasti sconcertati da quello che hanno trovato. Nell’abitazione c’erano un archivio online, cassetti e scatoloni pieni di materiale pedo pornografico dove si vedevano bambini stuprati maltrattati e costretti ad atti sessuali scabrosi.

Ma quello che avrebbe colpito maggiormente gli agenti sarebbe stato il ritrovamento di un intero dossier (oltre 40 pagine) su Yara Gambirasio, la tredicenne stuprata ed uccisa per cui Massimo Bossetti sta scontando la condanna in carcere. All’interno oltre ad una macabra raccolta di foto e ritagli di giornale sarebbero state trovate frasi e filastrocche perverse sulla ragazza morta il cui contenuto non è stato condiviso. L’indiscrezione sul libro dedicato alla povera Yara arriva dalle fonti locali e viene condivisa anche da ‘Il Resto del Carlino’ dove si legge: “Ma soprattutto aveva un libro, una sorta di dossier blasfemo di almeno 40 pagine, dove l’unica protagonista era Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate barbaramente uccisa”. Se ciò non bastasse in uno dei quaderni c’era anche una specie di vademecum per una pedomessa, un mix tra riti religiosi e pratiche sconce in cui le parole delle classiche funzioni erano sostituite da trivialità di vario genere.

Il proprietario di questa assurda raccolta è stato arrestato per detenzione di materiale pedo pornografico e si trova in stato di fermo nel carcere di Rimini. Gli investigatori sono convinti che l’uomo scambiasse il materiale di cui sopra con un gruppo di pedofili appartenenti ad una rete segreta di pedofili che gestisce i loschi traffici in segreto. L’analisi del pc dell’imputato potrebbe fornire delle prove concrete per rintracciare gli uomini con cui era in contatto e cercare di sgominare la rete di pedofili.

Non è la prima volta che gli agenti di polizia si trovano di fronte a uomini che sfogano la propria perversione sessuale su dei minori, come il caso del pedofilo biellese che contattava le sue vittime tramite Facebook, ma è la prima volta che viene reperito un materiale malato su una bambina uccisa, particolare che denota la pericolosità dei soggetti in questione.

F.S.