“Mia figlia in stato vegetativo da 29 anni, l’eutanasia? Mai”

(Websource/Archivio)

Se esiste una forza che non può essere sconfitta dalle avversità, questa è l’amore che una madre prova per un figlio. Come splendida e straziante testimonianza di quella che può essere considerata semplicemente una frase fatta vi raccontiamo la storia di Roberta Piantella, donna che è in stato vegetativo da quando ha 26 anni, e della madre Silvana.

Siamo nel 1988 quando Roberta, madre 26enne di un bambino di 2 anni, viene colta da un violentissimo ictus e finisce in ospedale. Portata d’urgenza al pronto soccorso, i timori dei parenti divengono subito realtà dopo la prima diagnosi: l’ictus ha intaccato i centri motori del corpo di Roberta e probabilmente non riuscirà mai più ad alzarsi dal letto. L’impatto di una simile notizia è sconvolgente, ma la madre non si perde d’animo e da quel giorno veglia su di lei come un angelo.

Sono passati 29 anni da quel giorno e Roberta non si mai più rialzata da quel letto: gli unici organi che riesce a muovere sono gli occhi. Per tutti questi anni Silvana (la madre), che nel frattempo ha compiuto la bellezza di 72 anni, si è presa cura della figlia aiutata dalle infermiere, dalle operatrici dell’Ulss 6 e dal medico di base. Roberta, che nel frattempo ha compiuto 55 anni, vive in un letto apposito per evitare le piaghe da decubito, una condizione che avrebbe demolito psichicamente chiunque.

Di queste difficoltà, però, non si lamenta Silvana che prende la condizione della figlia come una Croce affidatale dal Signore: “Quando qualcuno mi chiede se sono favorevole all’eutanasia rispondo di no, anzi mi arrabbio con chi si sottopone e anche con chi la pratica, perché da cristiana do valore al dono inestimabile della vita, che dà e toglie solo Dio”. L’unico desiderio che la donna nutre, infatti, è quello di ricevere un regalo da parte del Santo Padre: “Mi piacerebbe che Papa Francesco scrivesse una lettera a Roberta. Vorrei farle questo regalo. E farlo a me, di riflesso, per un conforto”. Silvana va dunque contro a chi, al tempo della discussione nata riguardo alla decisione di Dj Fabo, sosteneva a gran voce della necessità di una legge che permettesse il suicidio assistito.

F.S.

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