Modella belga vive nuda con una tribù dell’Etiopia

(Websource/archivio)

Una modella diventata nota per essere apparsa nuda in uno dei templi più antichi d’Egitto, e che per questo motivo era stata incarcerata, è stata ritratta ancora una volta senza veli con una tribù d’Africa, con il proprio fisico ricoperto di pitture tradizionali. Il suo nome è Marisa Papen ed il suo caso precedente, risalente ad inizio mese, era diventato addirittura di portata mondiale dopo le sue foto di nudo scattate a Luxor, nel famoso tempio di Karnak. Marisa è di nazinalità belga, ed a ritrarla è stato il fotografo australiano Jesse Walker nel viaggio che i due hanno compiuto insieme in visita ad una isolatissima tribù dell’Etiopia. La donna ha anche appreso parecchio sulla cultura tradizionale locale e sul modo dei componenti della tribù di intendere la bellezza e la nudità, inquadrate in maniera del tutto diversa da quella che è la visione del mondo occidentale. La Papen si descrive come una persona “spiritosa, fortemente esprossionista e dal cuore selvaggio”.

Loro conoscono la vera armonia

Su quanto vissuto in questo bel viaggio dice: “Quella gente ha le proprie abitudini e credenze, le proprie norme di bellezza, la propria religione e vive la vita in armonia con la natura e il mondo spirituale. Possiamo pensare che siano del tutto diversi, ma un tempo tutti gli uomini erano così, e provavano gratitudine e rispetto nei confronti della natura”. Il posto visitato da Marisa e da Jesse è la valle Omo, situata nell’Etiopia sud-occidentale, dove ha vissuto per una settimana con la tribù Surma: “I componenti si trafiggono le orecchie, alcune donne allungano il loro labbro inferiore con un piatto e ‘scavano’ i loro corpi attraverso dei piccoli tagli ripetuti. Noi invece utilizziamo creme, laser e chirurgia estetica per sembrare più belli, a volte senza riuscirci”. I Surma hanno una lunga tradizione incentrata sulla pittura del corpo ed usano minerali polverizzati che creano disegni e trame, il che è proprio quello che Marisa ha provato sul proprio corpo: “Non è solo un’espressione di emozione e di arte, c’è anche una ragione più pratica alle spalle: i diversi colori sono usati per rituali differenti, ad esempio per prevenire la malattia, per attirare il sesso opposto o per relazionarsi con i membri della famiglia o con alcuni animali”.

Io come loro

La Papen ha spiegato che durante il primo giorno non ha preso la fotocamera perché voleva prima mescolarsi con la tribù e non essere percepita come una semplice turista: “Sia io che loro abbiamo provato inizialmente una reciproca curiosità. Un mese prima di questo viaggio ho deciso di radermi completamente i capelli, pensando che sarei sembrata meno una sconosciuta, accomunando il mio taglio al loro. Già con i primi disegni che mi hanno lasciato sul corpo potevo condividere con i Surma una forte e quasi magica energia spirituale”. Marisa ha detto che la sua ammirazione verso la tribù è cresciuta dopo aver sperimentato con i suoi occhi le differenze tra le loro usanze e quelle del mondo occidentale: “In un episodio particolare sono rimasta all’ombra di un albero scultoreo e guardavo due uomini e una donna da lontano. Stavano seduti nell’erba, giocavano con alcune foglie e raccoglievano delle pietre. Stavo cercando di interpretare nella mia memoria quella stessa situazione traslata nel nostro mondo cosiddetto ‘civilizzato’. E non ci sono riuscita”.

Walker, che già aveva fotografato in precedenti viaggi la Valle Omo dell’Etiopia, si è avvalso di una guida che parlava Amharic e Oromo, sebbene i Surma abbiano una propria lingua ben distinta. Marisa ha detto anche: “Ho comunicato con gli autoctoni attraverso la lingua dei segni e ho cercato di imitare i loro suoni. In realtà non è difficile capirsi perché la vita è così semplice”. Un’altra differenza che la modella ha notato riguarda come i Surma guardardano alla nudità in generale, spiegando che i membri della tribù si vestono secondo le preferenze o la situazione in cui si trovano. Se vivono in grandi gruppi, coprono generalmente i loro genitali, ma quando si lavano o si dipingono ognuno è nudo. Solo se vanno a caccia o fanno lunghe passeggiate nelle aree boschive, indossano un mantello come misura protettiva. Ed un’altra notevole differenza, secondo Marisa, è che l’allattamento al seno è visto come un qualcosa di naturale, che può essere fatto all’aperto. Marisa aggiunge infine che una o due volte l’anno i turisti occidentali visitano la tribù e pensa che la globalizzazione possa cambiare alcune delle loro caratteristiche uniche in futuro: “A volte i turisti lasciano lì i loro vestiti occidentali ed i Surma se ne appropriano, indossandoli anche con particolare orgoglio.

S.L.

 

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