“Troppo bella ed intelligente”, e così evita il carcere

 

(Websource/archivio)

 

Lavinia Woodward, una studentessa di Oxford dall’altissimo rendimento e dal bell’aspetto, non andrà in carcere nonostante abbia aggredito il proprio fidanzato con un coltello da pane. A deliberarlo è stato il giudice Ian Pringle, che però l’opinione pubblica ha accusato di aver ceduto alle doti ammalianti della ragazza, dal suo dolce volto d’angelo e dalla sua brillantezza, visto che ha pubblicato diversi studi su alcuni giornali medici. La Woodward punta a diventare uno stimato chirurgo infatti. Il verdetto della scorsa settimana però ha fatto discutere: la signorina è stata ritenuta non meritevole di andare incontro ad una pena detentiva, a differenza di quanto avviene in questi casi quando l’imputato è un maschio. La Woodward era troppo intelligente e carina per andare in prigione, ha sanzionato il giudice. E così ha evitato una condanna a dieci mesi di galera, sospesa per 18 mesi.

Quel che ha fatto è grave

Nella fattispecie Lavinia ha tentato di uccidere il proprio compagno accoltellandolo nella gamba e provando ad amputargli i genitali, il tutto mentre era ubriaca. L’uomo se l’è cavata con alcuni punti di sutura. Per il giudice quello che è successo è definibile nell’ambito delle ‘lesioni illegali’, ma non rappresenta un grave danno fisico. La verità è che è opinione diffusa per la quale il sistema giuridico britannico sia incline ad essere clemente con le donne in molti casi: e nella fattispecie, una condanna avrebbe irrimediabilmente compromesso le aspirazioni di carriera dell’imputata, “una signorina straordinariamente capace”. E’ proprio ciò che il giudice ha detto. Ma questo danneggia la legalità. Il caso poi ha fatto discutere anche perché le aggressioni di donne nei confronti di uomini rappresentano una grossa minoranza; di solito avviene il contrario. Questo dimostra che i giudici non sempre hanno ragione.

Non sarebbe la scelta giusta, Vostro Onore

L’avvocato difensore di Lavinia Woodward ha spiegato che la sua assistita ha avuto un “disturbo della personalità, legato a squilibri alimentari ed anche ad una dipendenza da droga ed alcol. Nonostante ciò è riuscita a portare avanti una proficua carriera in ambito didattico e ha riabilitato se stessa. Desiderava farcela ed avere successo”. A suo favore depongono il fatto che non abbia commesso crimini in precedenza e che per l’appunto, il suo futuro fosse promettente. “Mandarla in prigione, dove due terzi delle donne presentano disturbi mentali, sarebbe la scelta giusta? Inoltre le carceri sono già sovraffollate”. E il giudice ha ceduto.

S.L.

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