Stupro di Firenze, il giudice non crede ai Carabinieri

Stupro di Firenze
(Websource/archivio)

Proseguono le indagini sullo stupro di Firenze commesso dai due Carabinieri, l’appuntato Marco Camuffo, 44 anni, e il carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni. Secondo il giudice per le indagini preliminari le due vittime, studentesse americane, sono testimoni credibili di quanto accaduto e la loro ricostruzione della vicenda corrisponde al vero. Il gip Mario Profeta parla di “indizi gravissimi” ai danni dei due militari e ritiene “estremamente verosimile l’ipotesi che i rapporti sessuali siano stati consumati contro la volontà o comunque senza un consapevole valido e percepibile consenso delle due ragazze. I due carabinieri, in contrasto con le regole note anche alla più inesperta recluta, hanno utilizzato l’auto di servizio per accompagnare due civili. E dopo averle fatte entrare nel portone hanno avuto un approccio sessuale”.

A sostegno del racconto delle due ragazze sono arrivate anche le immagini registrate tra le varie telecamere di sorveglianza. Una di queste ha immortalato la Fiat Bravo dei Carabinieri mentre imbocca Borgo Santi Apostoli, la via nella quale abitavano le ragazze, alle 3.14 per poi uscire dalla stessa via alle 3.32. Solo 16 minuti dopo le due giovani effettueranno la chiamata con la richiesta di aiuto al 113. Altre conferme potrebbero arrivare dalle analisi ancora in corso sui pantaloni e la minigonna delle due vittime.

Stupro di Firenze: le quattro deposizioni, verità opposte a confronto

Ciò che hanno raccontato le ragazze vittime dello stupro di Firenze è riassumibile così. I Carabinieri le hanno accompagnate a casa. Entrati tutti e 4 nell’androne una sale in ascensore con il militare più giovane, si baciano e fanno sesso contro la volontà della giovane. L’altra sale sulle scale col più anziano, lui la spinge verso il davanzale della finestra e la violenta sul pianerottolo. Subito dopo le due ragazze si chiudono in casa e chiamano la polizia. La versione dei due Carabinieri è diversa.

L’appuntato Camuffo ha dichiarato: «Siamo intervenuti al Flò per una rissa. Dopo l’intervento il titolare del locale ha invitato i militari a prendere un caffè. Si sono avvicinate le ragazze che avevano bisogno di un taxi per tornare a casa. Non sembravano ubriache. Dopo alcuni tentativi falliti io e il mio collega ci siamo offerte di portarle a casa con l’auto di servizio. Una volta entrati nel portone ho visto che il mio collega si stava baciando con la ragazza dal vestitino rosso. A quel punto anche io e l’altra ragazza ci siamo baciati. Loro sono saliti in ascensore, noi a piedi. Giunti al terzo piano una delle ragazze aveva aperto la porta di casa ma l’aveva subito richiusa dicendo che non si poteva entrare. Mentre il mio collega e la ragazza sono scesi giù dalle scale io e l’altra abbiamo avuto un rapporto sessuale sul pianerottolo. Alla fine la ragazza mi ha chiesto il numero di telefono annotandolo su WhatsApp».

Pietro Costa spiega: «Camuffo mi ha detto che potevamo accompagnarle noi a casa. Sono salite a bordo ma non abbiamo informato la centrale operativa. Una volta in Borgo Santi Apostoli la ragazza bionda mi ha invitato a salire a casa, mi ha preso per mano e entrando nell’androne mi ha baciato. È stata l’amica a dirle che non potevamo entrare in casa». In ascensore — racconta — c’è stato un rapporto sessuale e «alla fine le due ragazze sono entrate tranquillamente in casa. Non mi sembravano ubriache, non ho sentito puzza di alcol».

F.B.