Camorra, il boss giocava a calcio con la testa di un rivale

(Websource/archivio)

Dettagli clamorosi quanto sconcertanti arrivano dalle confessioni dei pentiti di camorra. In particolare si fa riferimento al macabro svago di un boss dei cosiddetti ‘scissionisti’ che si divertiva a giocare a calcio con la testa di un uomo ucciso dai suoi fedelissimi soltanto perché aveva un legame di parentela con un rivale. E poi si fa riferimento a dei ‘volontari’ che in cambio del carcere intascavano circa tremila euro al mese, anche se da innocenti. Il tutto con lo scopo di proteggere e tenere nascosti dalle forze dell’ordine i pesci grandi. A parlare è in particolare Gennaro Notturno, da parecchio tempo ormai collaboratore di giustizia ed il cui nipote, Nicola, è stato ucciso a soli 21 anni soltanto qualche settimana fa. Con lui sta fornendo indizi utili anche Pasquale Riccio, ex affiliato alla cosca degli Abbinante. Entrambi hanno fatto parte proprio degli scissionisti che nel 2004 decisero di mettersi in proprio dando il via alla sanguinosa faida camorristica di Scampia.

Gioco macabro

I due parlano nello specifico dell’omicidio di Giulio Ruggiero, un uomo del clan invischiato nel traffico di droga, ucciso a Varcaturo, in provincia di Napoli, il 21 gennaio 2005 in seguito ad una imboscata. L’uomo venne invitato con la scusa di presiedere alla consegna di un carico di stupefacenti, per poi finire ammazzato subito dopo aver messo piede all’interno di un’abitazione. La sua testa venne poi troncata con un seghetto da falegname, stando a quanto raccontato da Notturno e Riccio. Ed i malavitosi Giovnni Esposito e Salvatore Cipolletta si divertirono a giocare a calcio con la testa della vittima, cosa della quale si sarebbero poi vantati in seguito. Una scena che provocò malessere a qualche altro dei presenti. La faida di Scampia contrappose i Di Lauro di ‘Ciruzzo ‘o milionario’ (vero nome Paolo Di Lauro) e per l’appunto gli scissionisti di Raffaele amato e Cesare Pagano, nei cui ranghi erano confluiti diversi ex fedelissimi dello stesso Di Lauro. Quest’ultimo era diventato il leader nel traffico di droga e riusciva a ripulire i propri guadagni illeciti con degli investimenti che alla luce del sole apparivano perfettamente legali, e nel frattempo aveva ceduto il potere al figlio Cosimo. La guerra camorristica da allora ha mietuto tante vittime tra i malavitosi, senza risparmiare anche degli innocenti, come Carmela Attrice, uccisa spietatamente soltanto perché madre di un affiliato, lei che però con la camorra non aveva mai avuto niente a che vedere.

S.L.