Il bullismo a scuola è un problema gravissimo e dilagante e le iniziative sociali e politiche prese in merito negli ultimi tempi non saranno mai abbastanza perché il lavoro vero da fare è quello educativo-culturale che parte dalle singole famiglie. L’ultimo episodio in ordine di tempo è capitato ad un bambino di 10 anni di origini asiatiche che frequenta la prima media in un istituto di Santa Maria di Sala (Venezia). Non si sa ancora se per motivi di discriminazione razziale sta di fatto che alcuni suoi compagni, tutti più grandi di due o tre anni rispetto a lui, lo hanno preso di mira e ieri lo hanno aggredito nei bagni della scuola. Secondo le prime ricostruzioni il branco di bulli, tutti italiani, lo ha bloccato e ha iniziato a colpirlo con calci e pugni, quasi tutti rivolti alla testa del bambino.

Tornato in classe dopo la ricreazione il piccolo era in evidente stato di choc, aveva il volto tumefatto e un occhio gonfio. Non è ben chiaro cosa abbiano fatto i suoi insegnanti sul momento. Da ciò che si apprende il bambino mentre era in auto col padre e stava tornando a casa improvvisamente ha lamentato un fortissimo dolore alla testa e poi ha iniziato a vomitare copiosamente. Vista la situazione il papà lo ha immediatamente portato al Pronto soccorso di Mirano.

In base a indiscrezioni fornite dalla stampa locale una professoressa che ha preferito rimanere anonima avrebbe ammesso la presenza di “atti di prevaricazione da parte di una specie di baby gang, volti noti dentro come fuori la scuola e già protagonisti anche di alcuni episodi vandalici nell’hinterland comunale”. In attesa di approfondire la vicenda il bambino di 10 anni è stato trasferito all’ospedale di Dolo dove è stato trattenuto per una notte in osservazione.

La scuola ha avviato un’indagine interna mentre sulla vicenda ha voluto esprimersi anche il sindaco di Santa Maria di Sala Nicola Fragomeni: “Ci stiamo dando da fare per capire se ci sono situazioni di bullismo all’interno della scuola, se questo non c’è ben venga, se c’è sarebbe giusto come educatori denunciarlo. Non bisogna avere l’omertà- ha aggiunto Fragomeni -, bisogna denunciare perché le violenze devono essere fermate. Abbiamo un piano formativo da 17mila euro e in questo programma c’è un progetto precisi sul bullismo e sul cyber bullismo e cerchiamo di tenere alta la guardia sui ragazzi che approfittano di quelli più deboli: noi siamo qui per difendere chi ha bisogno”.

F.B.