(Websource/archivio)

Kim Wall era una giornalista che aveva fissato un appuntamento con Peter Madsen, un inventore danese, per un’intervista all’interno di un sottomarino di piccole dimensioni da lui stesso progettato. Dopo il loro incontro lo scorso 11 agosto, la 30enne era sparita dalla circolazione. Il suo corpo mutilato è stato poi ritrovato in mare il 23 agosto al largo della baia di Koge, a sud di Copenaghen. Pare che l’uomo avesse in un computer, che si ritiene gli appartenga, contenente un filmato in cui si vedono in serie degli episodi di uccisione di diverse donne. Lo ha appreso ieri il tribunale chiamato a giudicare l’uomo. La polizia ha confermato l’esistenza del macabro video, composto da immagini che si suppone essere reali e non girate da attori, in cui diverse donne vengono strangolate e decapitate. Sono anche emerse delle prove per le quali Madsen ha pugnalato per 15 volte Kim Wall ad un ginocchio e nei genitali, anche se non si sa bene se poco prima o subito dopo la morte della sfortunata ragazza.

“L’ho buttata in mare”

Il test del Dna ha incastrato definitivamente Madsen, visto che le sue tracce sono state trovate sul corpo della giornalista. Resta ancora da scoprire l’esatta causa della morte, ma Buch-Jepsen, capo della polizia di Copenaghen, afferma che i sospetti già forti sull’imputato si erano rafforzati dopo l’ultima udienza svoltasi lo scorso 5 settembre. Nonostante ciò, l’inventore nega qualsiasi coinvolgimento. Non si era presentato in tribunale ma aveva partecipato al dibattimento tramite videoconferenza, e ha affermato che il computer trovato dalla polizia con il filmato compromettente non è suo. Durante l’udienza, Madsen è rimasto sempre calmo, mantenendo un atteggiamento tranquillo, il tribunale comunque ha sentenziato che l’uomo dovrà restare in carcere per altri quattro mesi, in attesa di ulteriori sviluppi. L’imputato ha invece svelato che Kim Wall sarebbe morta accidentalmente, dicendo che ha battuto la testa a bordo del suo sottomarino UC3 ‘Nautilus’, negando di averne amputato il cadavere e confermando solo di averla buttata in mare.

S.L.

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