La favola di Jessica, 23enne laureata e pastore: “Con le capre sono felice”

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(Websource / Facebook)

Per tutti è già la “giovane Heidi”. Jessica Vaccari, 23 anni e una laurea in tasca, lavora a San Benedetto Val di Sambro (Bologna) come pastore. Sì, avete letto bene: “Allevo capre da latte, la razza camosciata delle Alpi – racconta lei stessa ai colleghi del Resto del Carlino – . Ho un centinaio di capi, in primavera con i parti saranno più del doppio”. Oltre che giovane e bella, Jessica è a quanto pare una persona felice. Vive in una casetta di legno, accanto alla sua fattoria, Ca’ di Monti, come la strada dell’antica borgata. “Questo era il podere dei miei nonni, è stato un ritorno alle origini – spiega – . Sono nata a Zola Predosa, ho sempre vissuto tra gli animali. Cavalli, conigli, galline, capre. Da piccola volevo fare la veterinaria”.

Il percorso di studi, in effetti, è stato in linea con questa tradizione familiare: “Mi sono laureata in produzione animali, un ramo di Agraria”, continua Jessica. Ma le capre sono state anche per lei una riscoperta. “Il latte di capra è più pregiato, viene pagato 1 euro e 10 al litro contro i 30 centesimi di quello di vacca – dice – . Ha un suo mercato salutista. Ha meno grassi, è più digeribile. Una capra in piena produzione dà anche quattro litri al giorno”. Di qui la scelta di lanciarsi in quest’avventura, cominciando da zero. “Il primo anno è stata durissima – ricorda la ‘giovane Heidi’ – . Poi ho aperto la stalla con i fondi europei. Ma purtroppo quegli aiuti sono studiati per chi ha già un’attività. Ti chiedono i fatturati”. Lei, però, non si è persa d’animo: “Ho preso trenta capre e le ho sistemate nella vecchia stalla dei nonni, la casa in pietra là in fondo. Non avevo le comodità di oggi!”.

Poi, un passo alla volta, Jessica ha visto realizzare il suo sogno. Oggi la sua fattoria è una struttura tutta nuova e perfettamente organizzata. Va da sé che il percorso è costato sudore e sacrifici. Basti considerare la sua giornata tipo: “In piedi alle sette, prima delle otto di sera non hai finito. Mungitura, stalla, formaggio, seconda mungitura. Se c’è un parto mi capita di andare a letto anche alle quattro del mattino”. Di discoteca non si parla neppure, dunque, ma “quella non m’interessa – si affretta a precisare – . Certo, i sacrifici ci sono. Gli animali devono mangiare tutti i giorni”. E non vanno mai in vacanza, ragion per cui lei si è dovuta accontentare di “quattro ore di mare, quest’anno”.

Ma c’è anche chi le dà una mano, “a cominciare dal mio ragazzo, che lavora in un’azienda agricola – continua Jessica”, che puntualizza: “Non mi sento oppressa. Stare con gli animali mi rilassa. Per me non è una fatica, alla fine”. Il suo prossimo obiettivo, per il quale si sta già attrezzando, è “aprire qui nella fattoria un punto vendita”. Per concretizzarlo, però, dovrà affrontare il più temibile degli ostacoli: “La burocrazia!”, dice, per poi lasciarsi andare a un piccolo sfogo: “Va bene che sono prodotti alimentari, ma quante regole. A volte ci sarebbe da deprimersi, soprattutto al pensiero di quel che importiamo dall’estero”. Coraggio, giovane Heidi.

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