Il nonno di Loris costretto a trasferirsi: “Veronica mi sta uccidendo”

(ritaglio video)

Prosegue presso la Corte d’assise d’appello di Catania il processo contro Veronica Panarello, condannata per l’omicidio del figlio Loris. Nella prima udienza sono state rigettate tutte le richieste della difesa, a partire da una nuova perizia psichiatrica e il confronto tra l’imputata e il suocero, Andrea Stival. La donna, condannata a 30 anni in primo grado, nel corso di vari interrogatori, ha tentato di coinvolgere il nonno paterno del bambino, col quale la donna sosteneva di avere una relazione amorosa.

Il legale dell’uomo, Francesco Biazzo, intercettato a fine udienza, ha sottolineato: “La Panarello lo ha distrutto, gli ha tolto la dignità”. Quindi ha parlato di un “duplice omicidio”, quello del figlio e del suo assistito, calunniato e diffamato dalla nuora. Ancora formalmente indagato, Andrea Stival, stando a sentire il suo avvocato, uscirà presto dal processo. Intanto però è dovuto andare via da Santa Croce Camerina, dove “nessuno lo voleva” e non riusciva a trovare lavoro. A 55 anni compiuti, Andrea Stival si è trasferito a Milano e poi andrà a Vicenza “dove, per meno di 1500 euro al mese, si occupa di derattizzazioni e disinfestazioni”, viene ricostruito.

Scontro tra legali

Nei giorni scorsi, la vicina di cella di Veronica Panarello aveva raccontato quello che la donna avrebbe confessato in carcere: “L’accusa al suocero di aver avuto un rapporto e di avere ucciso il nipote? Ha detto che l’ha fatto apposta perché il marito l’aveva abbandonata in carcere e quindi lei si stava vendicando”. La sua vicina di cella avrebbe sentito anche Veronica Panarello sostenere di “avere messo le fascette ai polsi del piccolo perché non voleva andare a scuola”. Poi il bambino se ne sarebbe legata una attorno al collo, mentre la mamma era al telefono con il marito, Davide Stival.

Daniele Scrofani, legale del padre di Loris, ha così commentato le dichiarazioni della detenuta: “Per noi non è una grossa sorpresa, ci dà una conferma, ma non è una novità”. Francesco Villardita ha invece messo in evidenza: “”Se dobbiamo credere alla detenuta fino in fondo allora Veronica non ha ucciso Loris, ma si è strangolato da solo con la fascetta alla gola”. Poi ha aggiunto:  “Se dobbiamo dare credito a tutta la sua ricostruzione, allora è stato un incidente domestico”. Parole che però non trovano alcun peso in questo processo, che punta diretto ad arrivare alla sentenza d’Appello.

 

GM