Ius soli, 900 insegnanti in sciopero della fame

(Websource / archivio)

Promuovere l’approvazione della legge sullo ius soli: è con questo obiettivo che centinaia di insegnanti italiani hanno organizzato un nuovo sciopero della fame. E il 13 ottobre terranno un sit-in a Roma, davanti a Montecitorio, per il “Cittadinanza Day”. A lanciare l’iniziativa è stata la Rete “Insegnanti per la cittadinanza” tra maestri e professori di diverse scuole italiane: “In occasione della giornata in memoria delle vittime delle migrazioni, 900 insegnanti in Italia hanno aderito ad uno sciopero della fame, che si ripeterà di nuovo questo mese per chiedere l’approvazione della legge”, ha annunciato uno dei promotori della mobilitazione nazionale, Franco Lorenzoni.

Allo sciopero della fame a staffetta iniziato ieri, giovedì 5 ottobre, per sostenere la discussione in Aula e la fiducia sul provvedimento dello Ius Soli, hanno già aderito il ministro Graziano Delriola presidente della Camera Laura Boldrini, oltre ai sottosegretari Benedetto Della Vedova e Angelo Rughetti e a decine di senatori e deputati. Ora si uniranno al “digiuno” anche le insegnanti della scuola elementare Daneo di Genova. “Come si possono spiegare, insegnare i doveri e i valori della cittadinanza a bambini che non la avranno mai? Che senso ha?”, dice ai colleghi del Secolo XIX la maestra Carla Lusenti, che ha lanciato l’idea dello sciopero cui ha aderito la quasi totalità del corpo insegnante dell’istituto. Le maestre hanno deciso di attuare lo sciopero della fame, rinunciando al loro pasto alla mensa, anche per portare avanti la campagna per lo Ius soli, appunto il diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia.

La reazione della Lega Nord
Anche in altre regioni d’Italia – dal Lazio all’Umbria al Piemonte – molti insegnanti hanno sposato l’iniziativa dello sciopero della fame, facendosi anche fotografare con un cartello esplicativo o con un nastrino tricolore sul petto. Le immagini sono immancabilmente finite sui social, suscitando l’indignazione del capogruppo della Lega Nord Massimiliano Fedriga: “Siamo di fronte ad un vero e proprio lavaggio del cervello che non tiene conto dei milioni di italiani che la pensano diversamente e soprattutto, fatto ancor più grave, di un uso politico e strumentale dell’istituzione scolastica – ha affermato il dirigente leghista- . Questi insegnanti andassero liberamente a manifestare fuori dalle aule, ma la smettano di fare politica a scuola perché questo è un vergognoso indottrinamento politico perpetrato nei confronti di giovani menti facilmente influenzabili”.

“Quest’iniziativa è nata in seguito a un appello di un gruppo di intellettuali per lo ius soli e a un altro promosso da noi insegnanti che ha raccolto in pochi giorni 5000 firme – dice sempre al Secolo XIX un maestro del piccolo comune di Giove, in Umbria -. Come insegnanti, per legge noi dobbiamo lavorare in classe sulle competenze di cittadinanza, mentre per un’altra legge – e qui sta il paradosso – molti dei nostri alunni non hanno e non avranno mai la cittadinanza italiana. Per questo chiediamo che si approvi lo ius soli e lo ius culturae: per non contraddire il nostro mandato. Ieri una scuola romana, davanti al Colosseo, ha inscenato un concerto senza musica: l’ho trovata un’iniziativa bellissima per dire che la non cittadinanza è come un concerto senza musica”.

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EDS