(Websource / archivio)

“Non si affitta ai meridionali”: così recita un annuncio pubblicato a Padova e che, di colpo, riporta un’intera nazione agli anni Sessanta, quando gli emigrati del sud in cerca di lavoro avevano difficoltà a trovare un alloggio. I settentrionali non li volevano come inquilini perché imbevuti di pregiudizi. A distanza di quarant’anni, quei pregiudizi sembrano tutt’altro che superati, anche se ai tempi di Internet l’antipatica avvertenza per i “terroni” è contenuta in qualche annuncio pubblicato sui social network, anziché nel classico cartello.

A raccontare il “caso” è Vittorio Savino, medico residente ad Aversa e dirigente presso l’Asl di Caserta, che nei giorni scorsi ha accompagnato la figlia a Padova per aiutarla a cercare una sistemazione nella città veneta, dove nei prossimi mesi dovrà seguire un corso di formazione. “Si naviga su internet e si gira per la città per trovare una soluzione – scrive il papà sulla sua bacheca Facebook – . Prezzi tutto sommato non male, anzi in qualche caso buoni, ma c’è il trucco”. Lui stesso cita qualche esempio: “Via Porcellini: non si fitta a studenti, meridionali, gay friendly, animali perché si vive in condominio”, “Via Facciolati: no a gay friendly, no pet friendly, no coppie con figli, trans, meridionali, specialmente napoletani e siciliani. Valutabili altre zone del centro sud”, “Zona Guidda Bassonello: solo a ragazze bella presenza del nord, no meridionali”, “Corso del popolo: no a gay, no a persone del sud, no sardi”. Ma – precisa lo stesso Savino – “ci sono divieti anche per lavoratori (??), ciccioni (???), neri, marocchini, persone in cattive condizioni di salute”.

Il post in questione ha destato – com’è facile immaginare – molto scalpore su Facebook, suscitando centinaia di reazioni, condivisioni e commenti e innescando un’accesa discussione su come vengono effettivamente accolti i meridionali al nord. Tra gli altri, Patrizia racconta la sua esperienza: “Questo succedeva nel 1971, quando a causa del lavoro siamo stati costretti a salire su a Torino, e sino a quando papà non ha trovato lavoro stabile, prima in fonderia e poi in Fiat, non ci fittavano un appartamento. Poi ci studiavano e quando poco dopo hanno capito che eravamo persone tranquille e oneste, volevano aprirsi. Al che mia madre disse: ‘No grazie ci bastiamo anche da soli’. L’ignoranza, l’intolleranza, i pregiudizi a prescindere sono brutte bestie. Credono di avere il pedigree, ma in tutte le grandi o piccole città ormai c’è degrado e loro non ne sono esenti”. Cinzia invece la butta sul cinico: “Benvenuti in Veneto. Se proponi di voler pagare un 50 per cento in più o in nero, magicamente si aprono le porte”. Mentre Domenico difende la città in cui si è trasferito tempo fa: “Abito a Padova da 17 anni e non ho avuto problemi a trovare casa allora e in seguito. Consiglio di trovare forme di condivisione di appartamenti poiché le abitazioni affittabili sono quasi tutte appannaggio di universitari. Un giro presso le facoltà potrebbe favorire la ricerca. Auguri!”.

EDS