Boeri: “In pensione più tardi? E’ la normalità”

Il ministro Poletti e Tito Boeri (Web)

Tito Boeri, presidente dell’Inps, è tornato  parlare di temi caldi come l’età pensionabile durante una tavola rotonda con Gad Lerner tenutasi a Bergamo. Nei giorni scorsi a sostenere la necessità di andare in pensione a 70 anni erano stati i vertici di Banca d’Italia e della Corte dei conti. Boeri parla di età pensionabile a 67 anni, che non è così diverso, ma prova a spiegare perché sia giusta questa evoluzione spiegando che l’adeguamento automatico dell’età pensionabile è in linea con le aumentate aspettatve di vita delle nuove generazioni. “Inoltre – aggiunge – gli studi condotti hanno dimostrato che un’età pensionabile più bassa non riduce il tasso di disoccupazione giovanile, anzi è proprio il contrari”.

Boeri poi torna anche su un suo vecchio cavallo di battaglia: i vitalizi dei parlamentari. Non solo le previsioni indicano che “se si convertisse il sistema dei vitalizi a quello pensionistico contributivo si risparmierebbero duecento milioni l’anno”, ma soprattutto la classe politica al governo “non capisce che sta facendo un regalo alla propaganda populista”. Sul tema aveva già detto chiaramente la sua idea: “Negli ultimi 40 anni la spesa è stata sempre più alta dei contributi. Normalmente un sistema a ripartizione alimenta inizialmente forti surplus perché ci sono molti più contribuenti che percettori di rendite vitalizie. Nel caso di deputati e senatori, invece, il disavanzo è stato cospicuo fin dal 1978, quando ancora i percettori di vitalizi erano poco più di 500, prova evidente di un sistema insostenibile. Oggi ci sono circa 2.600 vitalizi in pagamento per cariche elettive alla Camera o al Senato per un costo stimato intorno a 193 milioni di euro, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati”.

F.B.

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