Corea del Nord, l’anniversario del partito disturbato dai bombardieri Usa

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(Websource/archivio)

Continuano le tensioni tra Corea del Nord e Stati Uniti. Stavolta però è toccato all’amministrazione Trump dare una prova di forza con il dispiegamento di due bombardieri supersonici che hanno agito sul campo proprio nella penisola coreana nella giornata di ieri. I due jet erano modello B-1 e hanno effettuato una esercitazione unitamente all’esercito giapponese e sudcoreano, a scopo intimidatorio nei confronti del regime di Kim Jong-un, che ha fatto sapere comunque che, se i due arerei militari fossero giunti presso il confine con la Corea del Nord, sarebbero stati abbattuti. Giusto poche ore prima il Segretario alla Difesa americano, James Mattis, aveva fatto sapere che gli Usa sapranno perfettamente cosa fare nel caso in cui si ritenesse necessario procedere ad un conflitto armato con Pyongyang. Nei giorni scorsi Trump aveva anche parlato in termini assolutamente negativi e derisori nei confronti del dittatore nordcoreano, puntualizzando come ci sia un solo modo per farlo ragionare. Ovvero passare alle maniere forti. L’operazione condotta ieri è stata la prima da parte degli Stati Uniti condotta in formazione combinata tra i loro B-1 ed aerei da combattimento di altri paese. Tutto è avvenuto di notte, e dopo essere entrati nello spazio aereo sudcoreano, i due bombardieri a stelle e strisce hanno lanciato dei missili nelle acque al largo della costa orientale della Corea del Sud.

Esercitazione congiunta

Il volo è proseguito verso il confine della Cina, ed i vertici militari di Seul affermano che tutto questo era previsto nell’ambito di una esercitazione per rafforzare le difese armate ed anche per ribadire ulteriormente l’alleanza tra gli Stati Uniti e la Corea del Sud. In un comunicato, l’esercito americano riporta: “Quanto effettuato è una chiara dimostrazione della nostra capacità di condurre operazioni senza soluzione di continuità con tutti i nostri alleati, ovunque ed in qualsiasi momento”. Assieme ai due bombardieri statunitensi decollati dalla base a Guam, nel Pacifico, c’erano anche degli F-15 dell’aviazione sudcoreana, come puntualizzato da una nota di Seul. Soltanto due settimane fa Ri Yong-ho, ministro degli Esteri della Corea del Nord, ha dichiarato che, siccome gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra a Pyongyang, l’abbattimento di eventuali aerei od altri mezzi appartenenti alle forze americane verrà considerato legittimo da parte del regime di Kim Jong-un, “e questo anche qualora non dovessero trovarsi lungo la linea di confine con il nostro paese”. Questa esercitazione sembra molto provocatoria, visto che è stata messa in pratica a ridosso del 72° anniversario della fondazione partito di governo della Corea del Nord, che cadeva proprio ieri.

Occhio al prossimo 18 ottobre

Nelle passate settimane Kim Jong-un aveva autorizzato diversi test missilistici e nucleari, sfidando apertamente le Nazioni Unite e cercando di perseguire l’obiettivo ambizioso di dotarsi di una testata atomica in grado di raggiungere gli Usa. Nell’anniversario di ieri non ci sono state però altre dimostrazioni eclatanti da parte dei nordcoreani, anche se ci si aspetta qualcosa di simile per il prossimo 18 ottobre. Si tratta di un’altra data importante, visto che coincide con lo svolgersi del Congresso del Partito Comunista Cinese. Sembra intanto che hackers nordcoreani abbiano rubato centinaia di documenti militari classificati dalla Corea del Sud, compresi piani operativi dettagliati relativi alla possibile guerra che coinvolgono il suo alleato degli Stati Uniti. L’attacco informatico si sarebbe svolto nel settembre scorso e sarebbero stati trafugati almeno 235 gb di dati sensibili. Tra questi figurerebbe anche il piano per una decapitazione del dittatore Kim Jong-un. Gli Stati Uniti hanno già combattuto nella penisola coreana, in un conflitto sanguinoso svoltosi dal 1950 al 1953 e che finì con uno stallo che contribuì a dividere la zona in Corea del Nord e del Sud, con la parte settentrionale finita sotto l’egida cinese.

S.L.