Peppina, anche le ultime speranze svaniscono

Peppina Fattori
Peppina (Websource/archivio)

Ieri sembrava esserci un grosso spiraglio nella vicenda di Peppina Fattori, la 95enne costretta ad abbandonare la sua casetta di legno (costruita abusivamente dopo che il terremoto aveva praticamente raso al suolo il suo comune di residenza, Fiastra). A riaccendere le speranze era stata il nuovo commissario per la ricostruzione, Paola De Micheli, che aveva parlato del decreto in fase di approvazione che avrebbe escluso da qualsiasi provvedimento punitivo (come lo sfratto per esempio) chi si è aggiustato da solo in attesa che la lenta burocrazia facesse il suo corso nel dopo terremoto.

La De Micheli aveva spiegato: “Il provvedimento prevede due possibilità. Primo, chi è organizzato con una casa mobile, la potrà tenere se rispetta tutti vincoli, paesaggistici e di edificabilità, quindi rinuncia alla casetta e al contributo di autonoma sistemazione. Una volta realizzata la ricostruzione della sua abitazione, la casa mobile sparisce”. Mentre la seconda opzione “riguarda le strutture fisse per le quali è possibile chiedere una regolarizzazione rinunciando alla casette e al contributo per la ricostruzione. Ma devono sempre rispettare i criteri edilizi e paesaggistici. Non è una sanatoria, ma una riapertura dei tempi che già erano previsti nei testi di legge”.

Oggi arriva una parziale doccia fredda che getta nuovamente nello sconforto Peppina e la sua famiglia. Infatti la stessa De Micheli fa notare che per la casetta della 95enne  c’è un doppio problema di vincoli non rispettati e di volumi eccedenti. Lo stesso motivo per il quale non è stato possibile concedere “una deroga ai piani paesaggistici per far rientrare Nonna Peppina” potrebbe dunque estrometterla anche dal nuovo decreto.

Staremo a vedere. A complicare la situazione della ultranovantenne un altro problema: sembra infatti che la sua famiglia abbia rifiutato la trattativa ad personam che prevedeva che la 95enne potesse rimanere in quella casetta fino alla fine dei suoi giorni a patto che dopo l’abitazione, in quanto abusiva, venisse distrutta.

F.B.

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