Argento

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Sin da quando l’articolo inchiesta del ‘New York Times’ ha svelato al mondo la vera essenza di Harvey Weinstein, nel mondo dello spettacolo non si parla d’altro. Anche l’Italia, che di scandali ci vive, non fa eccezione con una sola e profonda differenza, qui si mette in dubbio che quello subito da Asia Argento sia uno stupro. In un primo momento, l’attrice aveva persino cercato di rispondere alle accuse quando Vladimir Luxuria aveva detto che avrebbe potuto rifiutarsi, ma quando ha visto che c’era un fronte compatto di persone, capeggiato (solo idealmente) da Selvaggia Lucarelli, che la riteneva colpevole di aver approfittato delle attenzioni riservatele da Weinstein, si è trincerata semplicemente dietro uno sconsolato tweet in cui ha scritto: “Solo in Italia vengo considerata colpevole del mio stupro perché non ne parlai quando avevo 21 anni ed ero terrorizzata”.

A fianco di Asia e contro la massa di giudici e moralizzatori capaci soltanto di condannare la povera attrice sulla base di un etica teorica, senza considerare attenuanti, variabili e contesto, si è schierata una giornalista de ‘Il Giornale’ che quella atrocità l’ha vissuta attraverso le parole e le lacrime di Asia pochi mesi dopo che si era verificata. Nell’aprire l’argomentazione in favore dell’attrice italiana, la giornalista scrive: “A me l’ha raccontato 20 anni fa, quando siamo diventate amiche dopo una lunga e bellissima intervista che le ho fatto per un mensile femminile oggi chiuso. Ho perfino un fax che mi ha scritto poco prima che andasse a Cannes dove è avvenuta la violenza e mi sento ancora in colpa per non aver capito subito cosa stava rischiando”.

Il rimorso per quanto accaduto all’amica lo ha vissuto sin da quando Asia le ha raccontato della violenza subita in un fax in cui le ha scritto anche la motivazione che l’ha indotta a non sporgere denuncia: “Quel ciccione schifoso è così potente che la passerebbe liscia. A Monica Levinsky credono solo perché ha tenuto via il vestito. Perderei la stima di Abel. Non ci posso nemmeno pensare”. Asia quindi non temeva di perdere un’opportunità di carriera, ma di non essere creduta e che Weinstein la facesse franca, questo la rende forse un’opportunista o una vittima impotente? A chi legge spetta il compito di formarsi un’opinione a riguardo, prima però bisogna raccogliere tutti gli elementi.

F.S.