Bari, scandalo in parrocchia: “Mio figlio cacciato perché disabile”

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Un bimbo disabile, affetto da un lieve ritardo cognitivo e un deficit comportamentale, si è visto chiudere letteralmente la porta della chiesa in faccia. A denunciare il fatto è la mamma del piccolo, che cita come responsabile della grave discriminazione la parrocchia Santa Croce di Bari, in via Crisanzio, nel cuore del quartiere murattiano. “Il prete non lo vuole in chiesa, dice che darebbe fastidio”, spiega la donna, M.R., a Repubblica.it. Antonio (il nome è di fantasia), 10 anni, frequenta la 4° elementare. Spesso ha necessità di parlare a voce alta anche durante le lezioni, o di alzarsi dalla sedia. Non ha una buona vista, distingue le persone con il tatto e dall’odore. E spesso vuole le “coccole”, per cui muove il naso e dice: “Mamma, facciamo i cagnolini?”. Studia, pratica sport ed è molto socievole, ma a detta della mamma non può frequentare il catechismo nella stessa parrocchia dei suoi compagni di classe perché, le è stato detto, “la sua presenza non permetterebbe agli altri bambini di seguire la celebrazione della messa”.

La mamma di Antonio sostiene che ogni tentativo di “mediazione” con don Vito Marziliano è stato infruttuoso. “Mi ha detto che dopo tanti anni è finalmente riuscito a costruire un folto gruppo di bambini: la presenza di Antonio durante la funzione della domenica li avrebbe disturbati” e che anche “l’anno scorso Antonio ci aveva impedito di parlare”. “Ha senso nel 2017 – si domanda la donna – parlare di tematiche come queste, che si credevano superate? E lui, parroco social, è autentico o ricoperto di una patina di ipocrisia? Negare i sacramenti a mio figlio è come negare l’estrema unzione”. Va da sé che il caso ha fatto molto discutere, suscitando incredulità e indignazione anche tra gli altri genitori.

Il sacerdote chiamato in causa, però, respinge ogni accusa e parla di un semplice qui pro quo: “Polemica artificiosa e scaturita da un equivoco”. “E’ noto – scrive in un comunicato ufficiale – il rinnovato impegno che la nostra comunità parrocchiale profonde nella attenzione e nella cura per la preparazione dei bambini ai sacramenti, con la partecipazione e la collaborazione delle famiglie. Nel caso concreto si è data piena adesione alla richiesta di preparazione del piccolo, pur essendo appartenente ad altra parrocchia, e nessuno ha voluto respingerlo o negargli i sacramenti: appreso della particolare disabilità di cui questi è portatore, ci si è limitati (doverosamente, anche e soprattutto nell’interesse del minore) a richiedere una particolare collaborazione alla famiglia, chiedendo anche di fornire delle linee guida comportamentali da tenere in caso di manifestazioni acute (linee che soltanto la famiglia può fornire): lo spirito di tale richiesta è stato probabilmente equivocato”. “Questa comunità parrocchiale – conclude il sacerdote – che come sempre accoglie altri bambini con disabilità si augura che non si alimenti una artificiosa polemica che può soltanto nuocere a tutti, andando a incrinare quello spirito di fraternità e di stretta collaborazione che deve crescere sempre
più tra famiglie e comunità”. C’è proprio da augurarselo.

EDS