Yara

Yara Gambirasio (foto dal web)

L’inchiesta della polizia postale del Trentino Alto Adige, coordinata dalla Procura di Trento, denominata ‘Black Shadow’, che ha portato all’arresto di 10 persone e ad oltre 48 indagati ha fatto emergere anche inquietanti elementi che riguardano la povera Yara Gambirasio, la ragazzina per il cui omicidio è stato condannato all’ergastolo Massimo Bossetti.

Uno dei pedofili finiti in manette aveva sul proprio computer una specie di dossier di circa 40 pagine su Yara, con tantissime fotografie della giovane accanto a preghiere blasfeme e filastrocche oscene. Si tratta di un uomo di 53 anni di Rimini, il cui coinvolgimento era già emerso alcuni giorni fa. La vicenda legata all’inchiesta ‘Black Shadow’, che ha svelato una lunga catena di pedofili intenti a scambiarsi immagini sul web, è ora seguita molto da vicino dai legali di Bossetti che sperano di poter utilizzare la figura del 53enne arrestato con le foto di Yara in qualità di nuovo indiziato per la sua morte.

L’inchiesta della procura di Trento era nata con l’arresto di un uomo di 38 anni avvenuto nel febbraio 2016. Il pedofilo aveva addirittura 4 Terabyte di foto e video pedopornografici con minorenni di età compresa tra i 3 ed i 12 anni. Dalle sue dichiarazioni era poi nato tutto. L’uomo aveva detto di aver scaricato i file da internet e di non conoscere assolutamente l’identità dei soggetti dai quali provenivano quelle immagini. La Polizia postale però ha individuato tra le prove digitali un utilizzo massiccio dell’applicazione Voip, oltre ad una rubrica composta da numerose decine di contatti tutti coinvolti nello scambio di file pedopornografici. Tra loro anche l’uomo di Rimini che aveva una fissazione per la povera Yara.

F.B.