Vincent Doyle con Papa Francesco (foto dal web)

Nei giorni scorsi, padre Oscar Turrion, ex rettore del seminario pontificio ‘Maria Mater Ecclesia’, ha confessato di avere una relazione con una donna ed ha lasciato la tonaca per dedicarsi a tempo pieno alla famiglia. L’uomo si è reso conto di non poter continuare a mentire sulla sua doppia vita. Si tratta di un episodio raro, ma con il quale la Chiesa si è dovuta confrontare anche in passato. Ne sa qualcosa Vincent Doyle, 34 anni, che ha vissuto sulla propria pelle una vicenda che gli ha segnato la vita.

Attualmente Vincent Doyle è un brillante psicoterapeuta irlandese e soprattutto è il fondatore e l’anima di Coping international (Coping sta per Children of priests), associazione riconosciuta a livello internazionale dalla stessa Chiesa Cattolica. Perché lui ha avuto il coraggio di far riemergere dal passato un terribile segreto: è nato da una relazione tra sua madre e un sacerdote. Racconta lo stimato professionista: “Una mattina, avevo 28 anni, mentre rovistavo fra le carte di casa, ho trovato una cartella piena di poesie scritte da lui. Quei versi nei toni erano così simili a quelli che componevo io. È stato come se fosse ancora lì vicino a me. ‘Padre John era il mio papà?’, chiesi a quel punto a mia mamma. Le scese una lacrima dagli occhi, era la verità. Quel giorno sarebbe stato il compleanno del mio babbo. Morì nel 1995, io ero dodicenne”.

Vincent Doyle, intervistato dal Quotidiano Nazionale, ha parlato della sua sensazione quando ha saputo chi fosse suo padre: “Ho avvertito come una sensazione di sollievo. Ho sempre pensato che padre John fosse il mio papà biologico e che qualcosa mi fosse stato nascosto. I bambini possono dedurre la verità dalla menzogna senza che sia detto loro nulla, oppure, senza nemmeno rendersene conto, sospettano che qualcosa non sia giusto o come sembra”. Il giovane uomo ha spiegato di non avere nulla contro la madre e il patrigno, che lo ha cresciuto: “La ragione collettiva per questi segreti è la protezione dell’immagine incontaminata del sacerdote, il sacrificio del celibato non deve essere inquinato. Sapevo che esisteva un motivo al di là dei miei genitori. Loro sono stati intrappolati in tutto questo, proprio come me”.

L’incontro con Papa Francesco

“La Chiesa dice che la priorità suprema coincide col benessere della mamma e del bambino, ma, se stanno così le cose, nella pratica aiuta poi il sacerdote-papà nel suo ritorno al laicato? Se non lo fa, come conseguenza diretta, il figlio del prete rischia di soffrire, perché il padre non è in grado di sostenerlo, finanziariamente, psicologicamente e in altri modi”, osserva Vincent Doyle.

Quindi racconta del suo incontro con Papa Francesco, avvenuto nel 2014: “Gli ho raccontato la mia esperienza personale e gli ho esposto le difficoltà per un bambino nell’affrontare il segreto di un papà sacerdote, perché si tratta di un nascondimento calibrato sulle esigenze degli adulti, non dei più piccoli. Gli ho ricordato che lui aveva trattato questo tema da cardinale nel 2010, specificando che ‘i diritti naturali del bimbo vengono prima di quelli del prete’. Infine gli ho consegnato una lettera e lui mi ha promesso che l’avrebbe letta. Alcuni mesi più tardi dal Vaticano mi è arrivata una risposta con gli apprezzamenti del Pontefice per i sentimenti di carità che motivano le mie iniziative e con un suo ricordo nella preghiera”.

Lo psicoterapeuta ha le idee chiare sull’argomento: “Essere un sacerdote non è in contrasto con l’essere un papá biologico. Un prete cattolico può essere un buon padre. Il rito latino della Chiesa cattolica è l’unico che prevede il celibato obbligatorio. Per i maroniti, ad esempio, il discorso è diverso. La questione dovrebbe essere un’altra: è possibile che in tutta la cattolicità occidentale resti vigente il no ai presbiteri-sposati in tutti i tempi e dappertutto? La risposta è no. L’esistenza di un figlio di un sacerdote lo dimostra”.

GM