Bossetti

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I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia che hanno confermato la condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio hanno rivelato nelle motivazioni della sentenza un dettaglio fondamentale che ha dato loro la certezza che il muratore di Mapello fosse colpevole. Ed è paradossalmente lo stesso Bossetti ad aver smentito e incastrato se stesso.

Il particolare che lo incastra è un ricordo lucido e circostanziato che Bossetti rivela alla moglie durante un colloquio in carcere e che si riferisce proprio al giorno in cui scomparve Yara. L’imputato riferisce che il proprio telefonino era scarico e si era spento e ricorda di aver incrociato un conoscente, vicino al centro sportivo di Brembate Sopra, e di averlo richiamato con il clacson del furgone. I giudici scrivono: “Non solo il telefono era spento, proprio nell’orario in cui Yara è sparita, ma l’imputato si ricordava perfettamente il particolare relativo a quel pomeriggio”.

Ecco la conversazione avuta poi con la moglie: “Lui: «Io sono sicuro che il telefono era scarico». Lei: «Come puoi ricordarti che hai il telefono spento e non ti ricordi dove eri?». Ed è proprio questo il punto. I giudici scrivono: “Tale circostanza è estremamente significativa in quanto l’imputato aveva sempre detto agli inquirenti e alla moglie di non ricordare cosa avesse fatto quel pomeriggio; peraltro, proprio dal particolare ricordato, si ha la dimostrazione che egli ricorda bene che cosa è avvenuto quel pomeriggio tanto da destare l’irritazione e l’incredulità della moglie che non sta facendo l’inquisitore, come sostiene la difesa, ma rimane sorpresa di fronte al preciso ricordo del marito”.

F.B.