Johnson & Johnson

Eva Echeverria (Websource/metro.co.uk)

La signora Eva Echeverria, che si era ammalata di cancro a causa dell’utilizzo prolungato di un prodotto per l’igiene intima prodotto dalla nota multinazionale ‘Johnson & Johnson’, aveva ottenuto nei mesi scorsi un risarcimento multimilionario come stabilito da una apposita sentenza del giudice. E questo caso aveva fatto molto discutere. Adesso però una nuova sentenza emessa dal tribunale della Corte Suprema della Contea di Los Angeles, nella persona del giudice Maren Nelson, ha stabilito che la connessione tra la malattia contratta dalla signora Echeverria e l’utilizzo del prodotto in questione non ha elementi sufficienti per poter essere dimostrata. In pratica la condanna a Johnson & Johnson è stata annullata e la sentenza emessa soltanto lo scorso agosto stravolta. Così l’azienda non dovrà versare alla famiglia della Echeverria, che nel frattempo è morta a causa di un cancro ovarico, i 417 milioni di dollari precedentemente stabiliti, che al cambio ammontano a quasi 354 milioni di euro. La motivazione alla base di questa decisione risiede nel fatto che negli studi precedenti rilasciati dall’accusa sarebbero stati compiuti degli errori, ed anche la giuria si sarebbe resa responsabile di violazioni. È stato pure riconosciuto il non dolo da parte di Johnson & Johnson nella vicenda ed il fatto che il premio inizialmente riconosciuto come indennizzo fosse eccessivo.

“Johnson & Johnson è innocente”

Quando era ancora in vita, la signora Echeverria affermò che, secondo la sua esperienza, ‘Johnson & Johnson’ non avrebbe adeguatamente informato i suoi clienti dei potenziali rischi legati alla polvere di talco, il prodotto incriminato. Lei aveva fatto uso di quella polvere sin da bambina, a partire dagli anni ’50 e per buona parte del 2016. Il cancro ovarico le fu diagnosticato nel 2007, stando ai documenti presi in esame dal tribunale. Ed il processo inizialmente le aveva assicurato il più alto pagamento danni mai concesso da ‘Johnson & Johnson’. L’avvocato di Eva Echeverria poi aveva sostenuto che l’azienda era a conoscenza del fatto che avrebbero potuto manifestarsi dei casi di malattia e che tutto questo si sarebbe protratto per ben tre decenni. Ma Carol Goodrich, portavoce di ‘Johnson & Johnson’, ha risposto che il cancro ovarico non è affatto da collegare a questo caso né in altri dove sono implicati consumi di cosmetici prodotti dalla multinazionale. L’avvocato della donna ormai scomparsa ha fatto sapere che presenterà ricorso, nonostante la sua assistita non sia più in vita: “E questo per tutelare tutte le altre donne la cui vita è stata rovinata da questo prodotto pericoloso”. Infatti ci sono centinaia di altre cause simili, con già milioni di euro versati a titolo di risarcimento per danni morali.

S.L.