Padre di famiglia massacrato in strada: “Il risarcimento? Ridicolo”

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Kabobo ha ucciso a picconate suo padre, ma l’umiliazione maggiore l’ha subìta dallo Stato, che a titolo di indennizzo è disposto a dargli solo 7mila euro. E’ quanto denunciato da Andrea Masini, figlio di una delle vittime del clandestino immigrato che con le sue aggressioni ha seminato a lungo il panico a Milano, nel quartiere Niguarda, e non solo.

Era il maggio del 2013 quando Kabobo uscì in strada armato di machete e uccise tre persone, Ermanno Masini, 64 anni, Alessandro Carolé (40) e Daniele Carella. Oltre al dolore, per le famiglie delle vittime è ora arrivata anche la beffa. Lo Stato ha infatti approvato una legge per istituire il fondo per risarcire le vittime (e i loro parenti) dei reati violenti (omicidio, stupro, ecc) commessi da persone nullatenenti. Le cifre previste per gli indennizzi, però, fanno gridare allo scandalo: solo 3mila euro per i feriti, 7.200 per i parenti dei defunti e meno di 5mila euro per uno stupro.

Una giustizia a metà
“L’uomo che ha ucciso mio padre era un immigrato irregolare, con precedenti penali, che aveva già dimostrato una forte tendenza alla violenza – spiega il figlio di Ermanno ai colleghi de La Verità – . Non era una brava persona. Qualcuno mi deve dare risposte sul perché fosse in giro”. Dopo la condanna a 20 anni, Kabobo ora sta scontando la pena in carcere. Ma le spese legali della famiglia non verranno risarcite dal condannato, essendo quest’ultimo nullatenente. “Ho dovuto sostenere ingenti spese legali, per le perizie psichiatriche, per fare in modo che questa persona potesse andare in carcere – continua Masini – . Ma lui è nullatenente e nessuno le ripagherà, nonostante la condanna”.

Le spese legali di cui sopra sono state necessarie a impedire che la difesa convincesse il giudice che Kabobo fosse incapace di intendere e di volere. “Le analisi fatte dal nostro perito dicevano altro – rimarca Masini – , parlavano di un disagio e di un comportamento che proviene da una cultura diversa dalla nostra, ma non di una persona folle. Era lucido quando ha ucciso. E pensarlo in ospedale psichiatrico o rivederlo libero dopo poco avrebbe ucciso anche me”. Il giudice alla fine del processo condannò l’assassino a risarcire il figlio della vittima con 200mila euro. Per il motivo di cui si è detto, però, interverrà lo stato con appena 7.200 euro (sempre che arrivino davvero). “È una presa in giro – sbotta Masini – . La perdita di mio padre ovviamente non si può quantificare, però anche in termini pratici la cifra non si avvicina nemmeno a quanto ho speso in questi anni. In realtà preferirei che non mi venissero dati, sarebbe quasi una mancanza di rispetto”. Come dargli torto?

Andrea Masini (Websource / archivio)

EDS