Sabrina e Cosima (Websource / archivio)

Un “patto di ferro” tra Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, volto a portare la cugina della povera Sarah Scazzi in libertà, nonostante la sua condanna all’ergastolo. E’ questo l’ultimo retroscena su un caso che ha profondamente scosso il nostro paese. In carcere le due donne continuano a tacere (si parla appunto di un “patto del silenzio”), a dichiararsi innocenti e ad accusare Michele Misseri, rispettivamente padre e marito, condannato a otto anni per la soppressione del cadavere della nipote. Ma dietro il loro comportamento ci sarebbe una strategia ben precisa. Come dichiarato anche da Antonio Cozza, uno degli avvocati della famiglia Scazzi, alle telecamere di Quarto Grado, Sabrina potrebbe uscire dal carcere intorno ai 40 anni e poi rifarsi una nuova vita: il nostro ordinamento garantisce infatti al detenuto che si distingue per buona condotta una serie di benefici, come il regime di semilibertà e la libertà condizionale, e godere quindi di alcuni permessi “speciali”. Non solo: dopo al massimo 26 anni di espiazione della pena, il condannato può anche essere ammesso alla libertà condizionale. Sarebbe solo questione di tempo, dunque.

Come noto, la prima sezione penale della Cassazione non avuto dubbi sull’omicidio di Sarah Scazzi: Sabrina, condannata lo scorso 21 febbraio all’ergastolo con la madre Cosima Serrano, non ha meritato sconti di pena. La cugina di Sarah, uccisa ad Avetrana il 26 agosto del 2010, era stata arrestata a metà ottobre 2010 a 22 anni. Nelle motivazioni della Corte Suprema si sottolineavano le ”modalità commissive del delitto” e la ”fredda pianificazione d’una strategia finalizzata, attraverso comportamenti spregiudicati, obliqui e fuorvianti, al conseguimento dell’impunità”. ”Strumentalizzando i media” Sabrina deviò le investigazioni come ”astuto e freddo motore propulsivo” verso ”piste fasulle”. La ragazza quindi non ha ”meritevolezza” di accedere alle attenuanti generiche richieste dai suoi difensori. Lo sconto di pena è stato negato dalla Cassazione anche per Cosima, che nonostante fosse un’adulta matura invece di intervenire a placare ”l’aspro contrasto sorto” tra Sabina e Sarah ”si era resa direttamente protagonista del sequestro della giovane nipote partecipando, poi, materialmente alla fase commissiva del delitto”. Lo scorso gennaio la condanna all’ergastolo per madre e figlia è diventata definitiva.

Tutto questo mentre Michele continua ad addossarsi tutte le colpe: ”Io sono sereno per me – aveva detto lui stesso al Tg2 dopo la conferma della condanna – , ma non per le altre cose: due innocenti sono in carcere. Perdono, vi chiedo perdono per gli errori che ho fatto. È un errore giudiziario, ma secondo me la vicenda non è finita. Vedremo…”. La mamma di Sarah, Concetta Serrano, intervistata da Pomeriggio Cinque, aveva commentato l’omicidio della figlia parlando di “gelosia, delitto d’onore… La verità la conoscono soltanto loro, noi abbiamo una verità processuale, solo loro però possono dirci quello che è successo. Io provo tanta pena e tanta rabbia per mia sorella. Io non me la so spiegare questa cosa”. “Sabrina e Cosima – ha aggiunto – sembrano non volere il mio perdono. Non avere più Sarah è non avere più la mia vita che si è fermata a quel maledetto 26 agosto 2010. Quando il sangue del mio sangue me l’ha portata via”.

Sarah Scazzi (Websource / archivio)

EDS