Torna la sifilide: rischi e cause di una malattia che sembrava scomparsa

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sifilide
(websource/archivio)

Melania Rizzoli, medico ed ex parlamentare, vedova dell’editore Angelo Rizzoli, in un editoriale su ‘Libero’ ha lanciato l’allarme: “In Italia è tornata la sifilide, la malattia venerea più famosa del secolo scorso che sembrava scomparsa e dimenticata”. I casi sono aumentati in un decennio del 400%, stando alle cifre emerse a Roma al Congresso Adoi, Associazione dermatologi ospedalieri. In aumento anche la gonorrea, le infezioni da Clamydia trachomatis, e quelle da Papilloma virus e da Hiv, il virus dell’ Aids. Le patologie sessualmente trasmissibili sono quasi mezzo miliardo all’anno, ovvero ogni giorno si ammalano un milione e mezzo di persone, stando ai dati dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per quanto riguarda l’Italia, il dato è di 7mila nuove diagnosi nell’ultimo anno, in larghissima parte tra uomini tra i 16 ed i 50anni. Tra queste patologie c’è dunque anche la sifilide, chiamata anche Lue, causata dal Treponema pallidum, un batterio a forma di spirale, il cui contagio avviene per via ematica o durante i rapporti sessuali. Si presenta solitamente tre settimane dopo il contatto come una piccola ulcerazione rossastra, a margini ben delimitati, che somiglia a un’ afta, ma è indolore, non è pruriginosa, è compatta ed ha i contorni non arrossati. Chi ne resta infettato tende a sottovalutarla, ma nel giro di due settimane provoca l’ ingrossamento di un linfonodo attiguo. Diventa poi preoccupante quando evolve nella sifilide secondaria, con sintomi più importanti e sistemici.

Si tratta comunque, spiega Melania Rizzoli, che qualche tempo fa aveva polemizzato sulla legge 194/78 sull’aborto, di “una malattia difficile da diagnosticare clinicamente, prima di tutto perché molti medici sono disabituati a vederla, poi perché considerata estinta, ed anche perché la sua conferma avviene solo attraverso le analisi del sangue (test Vrdl), a meno che non sia già una sindrome chiara e conclamata, ed arrivata al sistema nervoso centrale, trasformandosi nella temibile neurosifilide”. A favorire l’aumento di patologie ritenute scomparse, ci sarebbero la “facilità amplificata di incontri sessuali multipli ed occasionali” e i “grandi flussi migratori intercontinentali”, oltre ad aspetti non meno marginali come mancanza di consapevolezza, sottostima del rischio, e carenza di campagne di sensibilizzazione.

In tutto si parla di oltre venti “microscopici ed invisibili nemici del piacere, cioè gli agenti patogeni quali batteri, virus, funghi e parassiti, che possono insidiare un rapporto sessuale, rendendo ogni incontro non protetto, specie se casuale, un serio rischio per la salute”. L’infezione più pericolosa resta l’Hiv, considerata attualmente la più importante patologia a trasmissione sessuale anche in Italia, dove i contagi crescono. Insomma, il sesso occasionale, se si hanno rapporti non monogami, è davvero un rischio da non sottovalutare, con picchi di aumento delle infezioni nelle grandi metropoli e nei maschi omosessuali.

Ad aggravare la situazione è la minore percezione del rischio Hiv, e di tutte le altre malattie a trasmissione sessuale, soprattutto da parte delle persone over50, che ricevono una diagnosi tardiva nel 63% dei casi, arrivando a controllarsi quando ormai la diagnosi è tardiva. Le campagne informative e di sensibilizzazione, dunque, diventano ancora più importanti. Per diagnosticare la sifilide basta una goccia di sangue, per l’Hiv basta un test che si può fare in casa, mentre per l’ infezione da Clamydia o di gonorrea la diagnosi arriva in sole due ore su una piccola quantità di urine. Questa la ragione per la quale l’invito è quello di non sottovalutare: basta veramente poco per prevenire o ottenere diagnosi tempestive.

GM