Compra casa ma sbaglia la causale del bonifico. Le conseguenze sono disastrose

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:02
Compra casa ma sbaglia la causale del bonifico
(Archivio/Websource)

Aveva celato una plusvalenza sulla compravendita di un immobile. Questa l’accusa che grava sulla contribuente che aveva acquistato la casa dal fratello ad un prezzo più basso, vendendola poi al valore di mercato. Il notaio per altro non aveva atteso i cinque anni che devono intercorrere tra l’acquisto e la vendita e che sono necessari a sgravare l’operazione dall’obbligo di dichiarare la plusvalenza. Ed è per questo che è scattato il controllo del Fisco, che è costato caro all’ingenua contribuente. Tanto che quest’ultima sarà ora costretta a pagare un’ammenda di ben 58 mila euro per riparare al danno.
E pensare che se la vendita fosse avvenuta appena sei mesi dopo si sarebbe evitata qualsiasi questione.
Durante il contraddittorio è poi emerso che la contribuente non ha evaso un euro, né tanto meno ha avuto dall’operazione vantaggi fiscali, eppure, sebbene abbia anche effettuato un atto di rettifica del prezzo di acquisto dell’immobile e di quietanza, concordato con gli uffici e costatole oltre 3mila euro, considerando la consulenza del notaio e la registrazione in Agenzia, la bomba non si è ad ogni modo disinnescata.

Gli atti con i quali era avvenuta la compravendita dell’immobile sono datati rispettivamente 2008 e 2012. Il prezzo di vendita era stato di 270mila euro mentre quello di acquisto della casa, ceduta dal fratello alla contribuente, di 120mila euro.
Si era per questo prodotta una plusvalenza di 150mila euro. Cifra compensata successivamente però tra i fratelli, fino ad arrivare ad un prezzo effettivo di acquisto di 280mila euro. Per attestare tale compensazione era stato presentato agli uffici dell’Agenzia un atto di rettifica e quietanza che attestava il conguaglio del prezzo avvenuto tramite due bonifici successivi alla vendita, di 90mila euro e di 70mila appunto. Ma mancava qualcosa, l’Agenzia ha ritenuto infatti che “il riferimento preciso alla compravendita nella causale dei bonifici fosse elemento indispensabile per dimostrare il maggior valore dell’acquisto”. Ed è per tale motivo che è scattata una sanzione per la contribuente di 57.807 euro.
Ora le scelte per lei sono due: rinunciare al ricorso e avere in questo modo la possibilità di pagare la sanzione ridotta a un terzo, oppure pagare subito 25mila euro e sperare che il giudice le dia ragione. Se non avvierà nessuno dei due procedimenti nei termini, sarà costretta a versare la somma di 133mila euro, considerando imposte, sanzioni e interessi, calcolati per intero.
BC