Bergamini

Denis Bergamini (Websource/archivio)

La vicenda relativa alla morte di Denis Bergamini si arricchisce di un nuovo risvolto. Nonostante l’archiviazione disposta nel dicembre 2015, il caso relativo al decesso del calciatore del Cosenza avvenuto il 18 novembre 1989 è stato riaperto da Eugenio Facciolla, procuratore capo di Castrovillari, che ha raccolto indizii a sufficienza per stabilire che la vittima non si suicidò buttandosi sotto ad un camion ma venne soffocato. L’allora fidanzata di Bergamini, Isabella Internò, ha invece sempre sostenuto la tesi del suicidio, parlando agli investigatori di una lite avvenuta poco prima della morte di Bergamini. E proprio questo episodio, a suo dire, avrebbe convinto il centrocampista che all’epoca aveva 27 anni a togliersi la vita. La tragedia avvenne in un tratto della statale 106, all’altezza di Roseto Capo Spulico. Questa versione però non è mai stata condivisa dalla famiglia e dagli amici più stretti di Bergamini, e ha spesso generato perplessità anche negli inquirenti.

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La stessa Internò era finita nel registro degli indagati, unitamente a Raffaele Pisano, conducente del camion. Negli anni scorsi erano stati svolti anche degli esami autoptici sul corpo del centrocampista nativo di Argentina, in provincia di Ferrara, assieme a delle simulazioni che avevano sollevato dubbi sulla dinamica dell’incidente. Ma oltre a questo non erano mai stati riscontrati altri indizi significativi in grado di mettere davvero in discussione l’ipotesi del suicidio. La nuova perizia disposta dalla Procura di Castrovillari apre però un nuovo scenario sul caso. Infatti i segni di soffocamento rilevati sul corpo di Bergamini farebbero emergere una grossa contraddizione relativa ad Isabella Internò e Raffaele Pisano, già raggiunti nei mesi scorsi da un altro avviso di garanzia. Gli inquirenti ritengono però che ci siano altre persone coinvolte in questo mistero che perdura ormai quasi da 28 anni.

S.L.