Hack

(Websource/archivio)

Dopo la morte di Margherita Hack, l’astrofisica nata nel 1922 a Firenze che aveva insegnato per anni all’università di Trieste, si è scatenata una vera e propria guerra per la sua eredità e ora, a quattro anni di distanza dalla sua morte, la vicenda finirà tristemente in tribunale. Nel banco degli imputati ci sarà la sua badante, la donna di 60 anni di origini albanesi che si prese cura di lei e di suo marito, malato di demenza senile, negli ultimi anni della loro vita.

Secondo l’accusa la badante si sarebbe resa protagonista del reato di circonvenzione di incapace riuscendo a convincere l’uomo a farsi intestare la casa e tutti i beni di famiglia. Poi la Hack morì il 29 giugno 2013 e l’uomo nel settembre del 2014. Lei, Tatiana Gjerco, rimase così unica erede di tutto il loro patrimonio in base soprattutto ad un foglio in cui l’uomo diceva queste parole: “Desidero che dopo la mia morte tutti i miei beni vengano dati alla signora Gjerco”. Peccato che all’epoca lui era già molto malato e di fatto incapace di intender e di volere. Come ha dimostrato una perizia del tribunale il marito della Hack aveva enormi perdite e vuoti di memoria e non era nemmeno più autosufficiente.

Poi oltre a tutto ciò c’è un altro aspetto della vicenda. Margherita Hack aveva a sua volta redatto ben due testamenti. Nel primo lasciava 40mila euro a due associazioni animaliste e tutto il resto dei beni al marito affinché fossero usati per le cure di cui necessitava. Nel secondo testamento, di 8 anni successivo al primo, aveva aggiunto anche lei la badante alla quale lasciava 100mila euro e la casa, ma non tutto l’intero patrimonio.

Col terzo testamento, quello “scritto” dall’uomo, la badane albanese si sarebbe così autoassegnata tutti i beni della coppia. Quando morì la Hack la donna aveva parlato così: “Margherita considerava me e mia figlia parte della famiglia. La conosco da quando mia figlia aveva 10 anni. Prima di entrare nella sua casa abbiamo avuto un lungo rapporto di affetto ed amicizia. Adesso sto cercando di rispettare il suo desiderio, di stare vicino ad Aldo. Non mi ha mai considerato come una donna, mi trattava come una di famiglia. Ed ora assisto Aldo come uno di famiglia”.

F.B.