Carte pornografiche

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Quanto capitato in una scuola elementare di Treviso è raccapricciante: una bambina di 10 anni ha uscito un mazzo di carte pornografiche durante la ricreazione per giocarci con i compagni di classe. L’insolito gesto è stato notato dalle insegnanti che le hanno chiesto dove le avesse trovate e lei con una naturalezza sconvolgente ha detto loro: “Sul comodino di mamma”. Quando poi le hanno chiesto se sapesse cosa raffigurassero le carte, la piccola ha svelato loro un particolare turpe della sua vita: quelle pratiche per adulti, lei le aveva fatte con lo zio due anni prima.

La denuncia ai danni dello zio (il fratello del padre) è partita immediatamente ed oggi l’uomo è chiamato a difendersi in tribunale dalle accuse di molestie e abusi sessuali ai danni di minore. Secondo quanto emerso dal processo, l’uomo era stato ospitato dalla madre della piccola per un breve periodo nel 2015. Questo, nel corso della permanenza, avrebbe approfittato dell’assenza dei genitori e della confidenza acquisita con la bambina per abusarne sessualmente prima di tornare in Puglia dove tutt’ora vive e lavora.

La bambina non ha mai parlato ai genitori di quanto accaduto in camera da letto con lo zio né durante la sua permanenza né nei due anni successivi. L’atroce delitto è stato scoperto solo casualmente quando si è decisa a portare quelle carte raffiguranti scene pornografiche in classe. Il presunto pedofilo, però, respinge tutte le accuse e tramite il suo legale fa sapere: “Non vogliamo dire che la bimba si sia inventata tutto, non possiamo escludere che quelle violenze siano avvenute ma, a due anni di distanza, come si fa a dire con assoluta certezza che è stato lui”.

Il legale dell’accusato conclude dicendo che il suo assistito al momento lavora come volontario per le ambulanze e che questa faccenda gli sta rovinando la reputazione e la vita. Spetterà, dunque, al Tribunale di Treviso stabilire se gli abusi siano stati commessi dall’uomo, ipotesi che per quanto sconvolgente non è affatto da scartare: numerosi, infatti, i casi in cui proprio i parenti più prossimi approfittano della fiducia dei genitori per perpetrare abusi ai danni delle bambine, l’ultimo dei quali, in Italia, si è verificato a Ragusa lo scorso 29 settembre.

F.S.