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Ha perso entrambe le gambe dopo essere stata travolta da un treno merci che viaggiava a 80 km/h. E, data per morta, è stata lasciata sui binari, nell’indifferenza più totale, fino all’arrivo dei soccorsi. Questa la tragica vicenda di cui è stata protagonista tre anni fa, nel luglio 2014, Mandy Horvath, 24enne studentessa di Steele City, in Kansas (Usa). La vera colpa della disgrazia che l’ha colpita, però, a suo dire va ricercata altrove: nel pub dove aveva trascorso quella maledetta serata, bevendo un drink “corretto” a sua insaputa. Mandy ricorda solo che, dopo essere uscita dal locale per fumare una sigaretta, ha avuto una sorta di black-out. Quando si è risvegliata era a bordo di un’ambulanza, circondata da alcuni medici che stavano facendo di tutto per salvarla dopo il drammatico incidente di cui era stata vittima. E quando uno di loro le ha detto che aveva perso entrambe le gambe è andata nel panico: “Ho cercato di sollevarle e scalciare… solo quando ho visto il mio sangue ovunque ho capito che era la verità”. Quello è stato l’inizio di un lungo calvario in ospedale intervallato da delicati interventi chirurgici.

Oggi Mandy vive in Colorado e riesce a muovere appena qualche passo grazie alle protesi di cui si serve dall’aprile 2015. Ma è determinata a impedire che la disavventura che l’ha colpita le tolga la voglia di vivere. Ed è più convinta che mai che qualcuno abbia aggiunto qualche strana sostanza alle bevande consumate quella sera: “Avevo bevuto solo due bottiglie di birra e tre shottini – dice – , prima di essere ritrovata a quasi un chilometro di distanza dal pub, senza che ricordassi di essermi mai spostata. Qualcuno deve avere messo della droga nei miei drink”. “Purtroppo – aggiunge – i medici che mi hanno soccorso non mi hanno sottoposto ad alcun test per verificare se avessi assunto sostanze stupefacenti. Inizialmente hanno pensato che avessi tentato il suicidio. E quando sono stata in grado di dire loro tutto quello che ricordavo era già troppo tardi. La Polizia ha fatto delle indagini, ma non è mai riuscita a dimostrare nulla”. Il suo obiettivo dopo l’incidente era e resta quello di “rimettermi in piedi e tornare a camminare”. “Sono sempre stata molto attiva – spiega – e sapevo fin dall’inizio che avrei superato anche questa. Non avrò più le gambe, ma io sono sempre la stessa. Faccio pugilato, vado a cavallo, sono sempre impegnata. Frequento l’università e ho una bella vita”. “La cosa curiosa – conclude – è che perdere le gambe mi ha aiutato a restare forte”.

 

EDS