“Ritmi duri da mantenere”, a 22 anni lascia il lavoro da insegnante – VIDEO

Eddie Ledsham
Eddie Ledsham (screenshot Youtube)

A 22 anni ha deciso di lasciare il suo lavoro da insegnante, ritenendolo soffocante e non soddisfacente. Incredibile la scelta di Eddie Ledsham, stanco di essere sempre sotto pressione, tornare a casa non prima delle sei e mezza del pomeriggio, avere addosso il peso del suo lavoro. Ad appena tre settimane dalla prima assunzione, ha deciso di mollare tutto e lo ha fatto con un video in cui domanda in lacrime: “È davvero questo che voglio, dopo aver studiato tanto?”. Mentre in Italia c’è chi rinuncia a un posto da panettiere, la vicenda che arriva dal Regno Unito è ancora più paradossale, perché l’insegnamento dovrebbe essere innanzitutto una passione.

Invece svegliarsi alle 5 e mezza di mattina per correggere i compiti e tornare a casa nel tardo pomeriggio per Eddie Ledsham era davvero troppo: “Molti degli insegnanti della scuola si rivolgevano a me solo quando facevo qualcosa di sbagliato. Mentre se facevo qualcosa di corretto, solitamente passava inosservato”, ha raccontato. Ma non è stato soltanto questo a convincerlo a dire basta: “Eravamo incoraggiati a bilanciare il dovere e il piacere. Ma io mi sentivo costantemente in colpa: anche quando ero sul treno andando al lavoro o tornando a casa, mi sentivo in colpa a non fare nulla. Spesso passavo il tempo con la mia ragazza seduto correggendo i compiti”.

Eddie Ledsham ha aggiunto: “Sentivo come se le aspettative su di noi fossero astronomiche. Amo lavorare con i bambini ma il problema con l’insegnamento è che ci sono così tante aspettative. Penso che dovremmo fare molta più esperienza sul campo durante gli anni universitari, perché mi rendo conto che la mia laurea non mi aveva affatto preparato a tutto ciò”. Disilluso dal mondo del lavoro, il giovane sostiene di aver sempre sognare di diventare insegnante, sin da quando aveva dieci anni. Ma ora ha capito che non era tutto come immaginava: “Ho scoperto che insegnare non ha nulla a che fare con il trasmettere il sapere, è più un insegnare ai bambini a passare dei test. Ho avuto probabilmente la migliore classe possibile, ma mi sono accorto che i limiti che questo lavoro poneva alla mia vita quotidiana psicologica ed emozionale sarebbero stati duri da sopportare a lungo andare”.

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GM