Dopo lo stupro, mesi di minacce: “Se parli, ti faccio fuori”

Mario Seferovic
Mario Seferovic (foto dal web)

Si continua a parlare della vicenda dei giovani rom che hanno stuprato due ragazzine di soli 14 anni dopo averle adescate in chat. A tenere sotto scacco le due ragazzine, Mario Seferovic, 21 anni, che si faceva chiamare Alessio il Sinto e aveva anche un profilo Facebook, su cui il ragazzo postava molti video ed era molto attivo. Il suo complice è Maikon Halilovic, 20 anni, accusato di aver fatto il palo per permettere all’amico di compiere le violenze. Entrambi sono in carcere a Regina Coeli.

Mario Seferovic aveva telefonato alla madre di una delle vittime per assicurarsi che fosse mantenuto il silenzio. Non solo: continuava a utilizzare Facebook per minacciare le due vittime. Il padre di una delle due ragazze, nelle scorse ore, ha sottolineato: “Adesso che hanno catturato quei due delinquenti potrò avere maggiori possibilità di svegliarmi col sorriso al mattino. Confido nella Legge e mi auguro che questi mostri possano ricevere una pena durissima, perché in tutta onestà è ciò che meritano. E se così non fosse ci sarò io ad aspettarli”.

Per un genitore è davvero difficile confrontarsi con la notizia che la propria figlia sia stata abusata e che vive in un costante clima di paura. Ad aumentare quel particolare clima ci sono anche – appunto – quelle minacce online di Mario Seferovic: “Prova a parlare e farai una brutta fine”. Poi ancora: “Stai zitta, mi raccomando”. Minacce che sarebbero state continue e che gli inquirenti avrebbero appurato attraverso le notifiche che giungevano in particolare a una delle due giovani. Messaggi reiterati dunque e quando la ragazzina aveva deciso di bloccarlo, lui aveva provato a raggiungere la madre di lei, spiegando di essere un ragazzo a cui piaceva la figlia.

Tutto fino a venerdì, quando Seferovic e il suo complice sono stati arrestati dai carabinieri della stazione Tor Sapienza. Ora gli avvocati delle famiglie delle vittime punteranno proprio su quei messaggi, oltre che sulle dichiarazioni delle due ragazzine durante l’incidente probatorio che – spiega il gip, Costantino De Robbio – sono “estremamente analitiche, lineari e coerenti e prive di contraddizioni logiche”. Mancano certificati e referti medici che attestino la violenza sessuale, poiché le due ragazzine – per paura – si sono tenute dentro tutto per mesi. Oggi, intanto, Seferovic e Halilovic dovranno rispondere all’interrogatorio di garanzia di fronte al gip, ma probabilmente sceglieranno di avvalersi della facoltà di non rispondere.

GM