Riina

(Archivio)

Totò Riina è morto alle 3.37 di venerdi 17 novembre nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma dove era ricoverato da tempo e dove negli ultimi giorni era andato in coma. Ieri si era saputo che il boss dei boss aveva subito nelle ultime settimane due interventi chirurgici che avevano portato ad alcune complicazioni gravi. Dopo aver avuto il parere positivo della Procura nazionale antimafia e dell’Amministrazione penitenziaria, il ministro della Giustizia Andrea Orlando aveva firmato il permesso per la famiglia e i figli di Totò Riina che gli sono stati vicino nelle sue ultime ore. Ieri suo figlio minore Salvo aveva pubblicato un discusso post su Facebook con una foto che univa il volto di suo padre al suo e il seguente messaggio: “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà. Ti voglio bene, tuo Salvo”.

Riina era stato condannato a 26 ergastoli per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, quelle che costarono la vita ai giudici Falcone e Borsellino e quelli del ’93. Sua la scelta di lanciare un’offensiva armata contro lo Stato nei primi anni ’90. Nel suo curriculum si ricorda anche l’ordine di sciogliere nell’acido un bambino, figlio di un pentito da punire. Riina non si è mai pentito e ancora tre anni fa si vantava in carcere dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. Poche settimane fa, seppur malato, era stato intercettato in un colloquio con la moglie e ancora parlava da boss e da capo della Mafia. Anche per questo motivo non gli vennero concessi sconti di pena nonostante la precaria condizione di salute.

F.B.