Riina

(Websource/archivio)

Il portavoce della Cei don Ivan Maffeis è stato chiaro e ha sgombrato il campo da  qualsiasi dubbio in merito ai funerali di Totò Riina, il capo della mafia morto la scorsa notte a 87 anni nell’ospedale di Parma dopo alcuni giorni di coma. Il prelato ha rilasciato questa dichiarazione: “Ricordo la scomunica del Papa ai mafiosi, la condanna della Chiesa italiana che su questo fenomeno ha una posizione inequivocabile. La Chiesa non si sostituisce al giudizio di Dio ma non possiamo confondere le coscienze. I funerali pubblici per Riina sarebbero un segno che confonde”.

Sulla stessa linea  monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale: “Trattandosi di un pubblico peccatore non si potranno fare funerali pubblici. Ove i familiari lo chiedessero si valuterà di fare una preghiera privata al cimitero”. E infine sono arrivate anche le parole di monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: “Il portavoce della Cei ha detto con chiarezza che non è ipotizzabile che il funerale di Totò Riina sia pubblico. Per il resto mi auguro che la sua morte non voglia dire un abbassare la guardia rispetto a un problema grosso che evidentemente dietro e accanto a Riina ne ha tantissimi altri”. Dunque non ci sarà nessun funerale in chiesa, né pubblico né privato. Al massimo soltanto una preghiera al momento della sepoltura.

Nel frattempo la Procura di Parma ha disposto l’autopsia sulla salma perché, come ha spiegato il procuratore Antonio Rustico, “il decesso è avvenuto in ambiente carcerario e quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti”.

F.B.