annamaria franzoni

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Torna a parlare Anna Maria Franzoni, accusata della morte del figlioletto Samuele di 3 anni la mattina del 30 gennaio 2002, in quello che è poi diventato famoso come il delitto di Cogne. La donna di origini bolognesi, condannata in via definitiva a 16 anni di carcere, tornerà in libertà a luglio del 2019, e nel frattempo sta scontando la sua pena agli arresti domiciliari. Al quotidiano ‘Libero’ la Franzoni, che ha sempre proclamato la propria innocenza, sostenuta con convinzione anche dal marito, Stefano Lorenzi, ha svelato che appena sarà libera se ne andrà via dall’Italia: “Andrò via da qui, per vivere lontano, all’estero. Non voglio più restare in questo paese. Non rilasciavo delle dichiarazioni dal 2006, perché quel che voglio è essere dimenticata”.

Annamaria Franzoni ha chiuso con l’Italia: “Qui il mio nome pesa”

Annamaria Franzoni è consapevole che il suo nome crea sempre forti discussioni: “È anche per questo che adesso voglio ricominciare da zero la mia vita, assieme ai miei cari. La famiglia è stata la mia forza, senza sarei perduta”. La condanna di Annamaria Franzoni giunse per decisione della Corte di Cassazione il 21 maggio 2008, con la pena che venne scontata in carcere solamente fino al 2014, per poi vedere i domiciliari su disposizione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Dietro a questa scelta ci fu una precisa richiesta da parte dei legali difensori di Annamaria Franzoni, la quale inizialmente si avvalse della collaborazione dell’avvocato Carlo Taormina, prima dell’insorgere di contrasti tra le parti. E prima del fatidico 2006, anno in cui la donna scelse volontariamente di cadere nell’oblio almeno per quanto riguarda i rapporti con la stampa, lei stessa aveva partecipato a svariate trasmissioni televisive, presenziando in particolar modo da Bruno Vespa e Maurizio Costanzo. E nei giorni scorsi un altro delitto di cronaca nera si è guadagnato di nuovo la luce dei riflettori: riguarda la povera Palmina Martinelli, che morì atrocemente nel 1981.

S.L.