Alfano lascia il palazzo. Non sarà né ministro né deputato

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Dopo Giuliano Pisapia, anche un altro volto della nostra politica si mette da parte. Angelino Alfano infatti, ha dichiarato da Bruno Vespa al programma “Porta a Porta”, la sua decisione al riguardo. Queste le parole del Leader di Ap: “Dal 5 di marzo, se si voterà il 4, non sarò ne ministro ne deputato. Ho scelto di non ricandidarmi in Parlamento perché ritengo che servano dei gesti per dimostrare che tutto quello che ho fatto e stato dettato da una responsabilità nei confronti dell’Italia”.

Deciso, sicuro come sempre di sé e delle sue scelte, non ha ancora avvisato i suoi alleati di partito: “Non ho ancora parlato con Matteo Renzi della mia non ricandidatura alle Politiche, è una scelta molto personale. L’ho detto a mia moglie che condivide, anzi di più e a mio padre e a mia madre. Solo a loro tre”. Insomma, un Alfano che va per la sua strada e che continua mandando una frecciatina ad Alessandro Battista, in risposta ad una affermazione precedente del pentastellato: “Dimostrerò che si può fare politica anche fuori dal palazzo”. Il ministro più sfiduciato della legislatura quasi conclusa, sembra per la prima volta davvero convinto a farsi fuori da un mondo che lo ha visto sempre protagonista.

E’ stato Deputato regionale in Sicilia con Forza Italia dal 1996 alla corte di Berlusconi, a soli 26 anni titolare di uno seggio a Montecitorio dal 2001. Per tre anni è stato ministro della giustizia sempre al fianco dell’allora Premier Silvio Berlusconi, triennio 2008-2011 per poi divenire leader del Pdl incarnando una dei volti delle larghe intese dopo le politiche del 2013. Da lì in poi è stato ministro in perpetuo: agli Interni con Enrico Letta e Matteo Renzi, agli Esteri con Paolo Gentiloni. Cinque anni di ministeri costellati dalla nascita del suo partito personale, il Nuovo Centrodestra(diventato successivamente Ap), ma anche da una serie di scandali. Dalla espulsione della Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, che lo portò alla prima mozione di sfiducia respinta dal Senato nel Luglio 2013 alla gestione negativa del Cara di Mineo con il sottosegretario Giuseppe Castiglione finito sotto inchiesta. Intervallati i fatti, dalle polemiche per l’assunzione alle Poste del fratello Alessandro. E tanti altri casi, che non sono però riusciti ad affossare il buon Angelino, divenuto col tempo, fido scudiero di Renzi. Un cambio drastico il suo, da Forza Italia col Cavaliere di Arcore all’alleanza col Pd, in ogni caso mai amato veramente da entrambi gli schieramenti.

GVR

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