Reggio Emilia: dramma in ospedale, muore bimba di pochi giorni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:53
(websource/archivio)

Dopo la vicenda della donna detenuta nel carcere di Benevento, che venne arrestata lo scorso gennaio con l’accusa di tentato omicidio nei confronti della figlia di soli 3 anni e – si scopre in queste ore – anche di quella più piccola, emerge ora un’altra tragedia che riguarda delle creature molto piccole. Una bambina di 24 giorni, nata in gravi condizioni, è morta all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. L’ha reso noto l’Asl reggiana, “stringendosi ai genitori per la gravissima perdita”, quindi sottolineando: “Alla famiglia, che ha chiesto il massimo riserbo e il rispetto della privacy in questo difficile momento, vanno le più sentite condoglianze della direzione e di tutti i professionisti che hanno assistito la piccola e i genitori”.

La famiglia della piccola risiede sull’Appennino, dove molte sono le polemiche sulle chiusure dei punti nascita. La bimba era nata con forti problemi respiratori. Su quanto accaduto si era espresso il comitato “Salviamo le cicogne di montagna”, contrario appunto alla chiusura dei punti nascita: “Ed eccoci a dare una notizia di quelle che non avremmo mai voluto dare, una neomamma ha subito un cesareo urgente (a Reggio) dopo visita a Castelnovo per bradicardia fetale. Con tanto tempo perso per organizzare il trasporto, il viaggio e tutto il resto. La bimba non sta affatto bene, è nata che non respirava più, l’hanno intubata e i medici non si sono ancora espressi se si salverà né su quanti danni potrebbe aver riportato. La madre era alla 38 esima settimana”.

Proseguiva la nota: “Superfluo dire che siamo vicine alla famiglia, ma lo siamo davvero, la nostra vicinanza è reale. Abbiamo pianto questa mattina quando ci hanno dato questa terribile notizia. Lungi da noi strumentalizzarla. Ma è per il pericolo che fatti come questo potessero accadere che la nostra associazione è nata; è contro questo che abbiamo lottato e continueremo a farlo”. Quindi la domanda retorica: “È questa la sicurezza tanto auspicata nei documenti tecnici a sostegno della chiusura per noi donne di montagna e per i nostri bambini?”.

 

GM