Pensioni, tutte le novità sugli aumenti e l’età pensionabile nel 2018

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Non sono poche le novità che coinvolgeranno le pensioni a partire dal 2018.
Prima tra tutti, come annunciato diversi giorni fa, l’aumento dell’1,1 % dell’importo dovuto all’adeguamento all’inflazione. Un aumento di circa 140 euro all’anno dunque, considerando anche la tredicesima. Adeguamento ai prezzi che si applicherà in maniera piena fino agli importi pari a tre volte il minimo (1.505,67 euro lordi) per poi scendere al 95% per gli assegni fra tre e quattro volte il minimo (1.505-2.007 euro), al 75% per quelli tra quattro e cinque volte il minimo (2.007-2.509 euro), al 50% per quelli tra cinque e sei volte il minimo (2.509-3.011 euro) e al 45% per quelli superiori a 3.011 euro lordi, poco più di 2.100 euro netti.
L’importo del trattamento minimo inoltre salirà da 501,89 a 507,41 euro al mese a partire dal primo di gennaio 2018.
Per coloro che sono senza redditi e che hanno un’età maggiore dei 65 anni aumenterà inoltre l’assegno sociale, passando da 448,07 a 453 euro al mese.
Da 279,47 a 282,55 euro sarà invece l’aumento dell’assegno di invalidità civile.

Come previsto dalla Riforma Fornero inoltre, per il 2018 si avrà l’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne. Come già previsto per gli uomini e per le dipendenti del pubblico impiego, anche le lavoratrici nel settore privato dovranno perfezionare almeno 20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi di età, un anno in più di quanto previsto finora dunque.
L’adeguamento a 67 anni della soglia per accedere alla pensione di vecchiaia scatterà nel frattempo per tutti i lavoratori nel 2019.
Indipendentemente dall’età anagrafica, saranno necessari invece 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, sia nel pubblico impiego sia nel settore privato, per rendere possibile ai lavoratori di lasciare il proprio lavoro.

L’istituto dell’Ape sociale, secondo l’ultima legge di bilancio, si potrà richiedere a partire dai 63 anni d’età. Sono state inoltre portate a 15 le categorie di attività gravose che danno diritto all’Ape, a patto che, oltre ai 63 anni d’età, si abbiano 36 anni di contributi.
Potranno accedere all’Ape anche i disoccupati senza più ammortizzatori da almeno tre mesi, i lavoratori con disabili a carico e gli invalidi al 74% e più, purché, oltre ad aver compiuto 63 anni, abbiano almeno 30 anni di contributi.
Potrebbero infine decollare nel 2018 due modalità di accesso anticipato alla pensione. Una è la Rendita integrativa anticipata, la così detta Rita, che potrà essere richiesta dai disoccupati da almeno 24 mesi e che permetterà di lasciare il lavoro fino a dieci anni prima rispetto al raggiungimento dei normali requisiti previdenziali, attingendo ad un fondo pensione complementare.
In questo caso i lavoratori potranno prendere un assegno anticipato in attesa della pensione vera.
Il secondo strumento sarà invece quello dell’isopensione, un istituto che permetterà ai lavoratori dipendenti in esubero di andare in pensione anticipata fino a 4 anni prima, con un costo interamente a carico dell’azienda. La legge di Bilancio 2018 ha ampliato la possibilità di questo prepensionamento fino a 7 anni.
BC