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Giunti a fine anno è giusto dare spazio a quelle persone che con i loro atti di coraggio si sono distinti durante il corso dell’anno salvando delle persone o mettendo a rischio la propria vita per combattere un ingiustizia. Alla prima categoria s’iscrive di diritto Giuseppe Bove, uno dei vigili del fuoco che è intervenuto nelle operazioni di soccorso di Casamicciola dopo il terribile terremoto che ha colpito Ischia a fine agosto. Bove è stato il primo a prestare ascolto al grido di aiuto di Ciro, uno dei tre fratelli rimasti incastrati sotto le macerie, ed è stato proprio stabilendo un contatto con il bambino che è riuscito a guidare i colleghi al salvataggio dei tre bambini.

Dal momento in cui ha parlato per la prima volta con il bambino, Bove non ha mai smesso di farlo parlare rimanendo per ben sedici ore in equilibrio sulle macerie. In un commovente filmato condiviso in rete i giorni successivi al salvataggio si sente Ciro che ripete insistentemente: “Tirateci fuori, non ci abbandonate, tirateci fuori da qui” e il vigile del fuoco che cerca di dargli conforto e tranquillizzarlo dicendogli che ormai sono vicini e che presto estrarranno lui ed i fratelli fuori dalle macerie. Il momento più toccante è quando Ciro chiede a Bove se gli vogliono bene e questo mosso a commozione gli risponde sinceramente “Certo che te ne vogliamo”.

Nonostante la situazione fosse complicata, un movimento sbagliato poteva causare un ulteriore crollo e l’ossigeno cominciava a scarseggiare, i soccorritori hanno fatto un lavoro egregio e Bove ha continuato a tenere svegli Ciro ed i fratellini Mattias e Pasquale. A conclusione delle operazioni di salvataggio l’eroico vigile del fuoco ha dichiarato: “Siamo arrivati alle 3 del mattino e da quel momento non ci siamo più fermati. Per trovare i bambini abbiamo usato il metodo più semplice: la voce. Li abbiamo chiamati e loro ci hanno risposto. Questo ci ha fatto capire subito che erano vivi e stavano bene. Da quel momento abbiamo lavorato senza tregua per riuscire a trovare uno spazio per raggiungerli e per portarli in salvo. Loro ci imploravano di continuo e continuare a lavorare senza cedere all’emozione è stata la cosa più dura. Ma questa è un’operazione che ha segnato la mia vita”.

F.S.