Virginia Raggi

(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Partirà il prossimo 21 giugno il processo nei confronti di Virginia Raggi, accusata di falso in relazione alla nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele Marra, ex braccio destro della sindaca. Era stato lo stesso primo cittadino della Capitale, a gennaio dello scorso anno, ad annunciare di aver ricevuto un avviso di garanzia. Aveva affermato: “Oggi mi è giunto un invito a comparire dalla Procura di Roma nell’ambito della vicenda relativa alla nomina di Renato Marra a direttore del dipartimento Turismo che, come è noto, è già stata revocata. Ho informato Beppe Grillo e adempiuto al dovere di informazione previsto dal Codice di comportamento del Movimento 5 Stelle. Ho avvisato i consiglieri di maggioranza e i membri della giunta e, nella massima trasparenza che contraddistingue l’operato del M5S, ora avviso tutti i cittadini. Sono molto serena, ho completa fiducia nella magistratura, come sempre. Siamo pronti a dare ogni chiarimento”

Un mese prima, era arrivato l’arresto clamoroso di Raffaele Marra. Commentando la scelta del giudizio immediato, l’avvocato Niccolò Ghedini ha spiegato in un’intervista al ‘Messaggero’: “Non è una strategia difensiva molto efficace, quella di chiedere il giudizio immediato perché si perde la garanzia dell’udienza preliminare. Solitamente se sei convinto di avere l’evidenza dell’innocenza fai l’udienza preliminare, ti giochi le tue carte e punti a essere prosciolto”. Sulla vicenda Raggi, oggi, era nuovamente intervenuto il leader del Partito democratico, Matteo Renzi, che aveva sottolineato di essere garantista.

GM