La principessa araba senza velo: “Ecco come fermare i migranti”

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Affrontare e risolvere una volta per tutte l’emergenza migranti intervenendo sulle cause endemiche del fenomeno in loco, in modo che nessuno sia più costretto a partire dalle zone più povere del pianeta verso le coste italiane (e non solo). Questo il proposito della fondazione Awakening (“risveglio”), diretta da Sua Altezza AlReem Altenaiji, principessa degli Emirati Arabi Uniti. “Il nostro supporto – ha detto la principessa in un’intervista a Libero durante la sua permanenza a Milano per il Dreamers Day – non è legato ad aspetti religiosi e culturali. Forniamo gli strumenti e le risorse per far sorgere piccole attività, da risciò a macchine per cucire, da piccole cucine accessoriate a bestiame”. “Ma – ha aggiunto – ci concentriamo anche sull’organizzazione di seminari e attività di formazione per imparare a gestire queste piccole attività, dal marketing al servizio al cliente alle norme di igiene da rispettare”.

Per raggiungere tale scopo, la fondazione Awakening si avvale appunto delle risorse del luogo, in modo da dare una spinta al mercato del lavoro, rilanciare l’economia e “migliorare le condizioni locali delle comunità così che non abbiano più la necessità di migrare”. La principessa, che si presenta sempre senza velo, si è espressa anche a proposito dell’Islam e della percezione che ne ha l’Occidente. “Credo che il dibattito sul velo e sulla condizione della donna nell’Islam sia piuttosto piatto e banale a causa di una percezione miope – ha affermato – . E se devo essere franca, non sono stati fatti grandi sforzi da nessuna delle due parti per cambiare questo modo di vedere. Se l’Islam è vissuto quasi come uno Stato e non come una religione professata da un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo, credo che questo stesso aspetto provochi diverse idee sbagliate. E una religione come l’islam non può essere definita in base all’abbigliamento femminile”. Ciò detto, secondo Sua Altezza l’emancipazione femminile nel mondo islamico è un obiettivo da conseguire attraverso l'”educazione”, che è “il catalizzatore di cambiamento del XXI secolo”. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti.

EDS