Kamelia Walters

(foto dal web)

Nei mesi scorsi, vi abbiamo raccontato la vicenda di Chelsea Torres, 22 anni, da Blackfoot, Idaho, che ha dato alla luce Callie e Carter a 37 settimane a gennaio da taglio cesarea dopo una gravidanza complicata in cui all’undicesima settimana le era stato consigliato di abortire. Le bimbe invece nacquero in buone condizioni, proprio come la figlia di Kamelia Walters, 25 anni, da Croydon, nel sud di Londra. I medici, dopo la prima ecografia, le dissero di abortire perché il feto era malato. Ora la bimba ha 18 mesi ed è sana come un pesce.

I medici hanno continuato a dire a Kamelia che sua figlia era “probabilmente” affetta da osteogenesi imperfetta di tipo III. La rara condizione genetica causa ossa fragili che si rompono costantemente durante la vita di un malato. Ci sono anche una serie di problemi connessi, come la perdita precoce dell’udito o la vista, i problemi respiratori, organi interni fragili. Kamelia Walters ha detto: “Ero così spaventata quando mi è stato detto per la prima volta”. Il consiglio era appunto quello di abortire, ma la madre della giovane provò a rassicurarla che in famiglia nessuno aveva avuto quel tipo di patologia. In seguito, i medici hanno detto a lei e al suo compagno Lamar Anderson, 27 anni, che l’unico modo per essere certi del 100% della loro diagnosi era con un test che portava la possibilità di provocare un aborto spontaneo.

Ha detto che ha scelto di rifiutare il test e continuare la gravidanza nonostante ciò che le era stato detto. Aveva ragione, perché alla fine è nata la piccola Kyla-Shae Anderson, perfettamente sana. Ma ha detto che la sua gioia presto si è trasformata in rabbia nel rendersi conto che avrebbe potuto abortire se avesse ascoltato i consigli dei medici.

GM