Luca era gay

(foto dal web)

Era il 2009 quando Povia cantò a Sanremo “Luca era gay”: un giovane si riconobbe in quel brano tanto da decidere di raccontare la sua esperienza. Si tratta di Luca Di Tolve, il cui libro ‘Ero gay’ torna a far discutere. Dopo le polemiche sulla “guarigione” dall’omosessualità della giornalista Nausicaa Di Valle, un manifesto affisso in uno studio medico di Savona è finito nel mirino dell’Arcigay locale ne scatena di nuove. Il manifesto promuove proprio il libro di Luca Di Tolve, con queste parole: “Luca era gay ma un giorno accade qualcosa, rientra in se stesso e decide di intraprendere un percorso di conversione, su base psicologica e religiosa, che lo porta a riappropriarsi della sua mascolinità ed eterosessualità”.

Quindi l’invito a rivolgersi alla comunità terapeutica di Brescia, che può aiutare a “guarire” dall’omosessualità. Un invito che non piace per niente al presidente dell’Arcigay Savona Mirko Principato il quale ha spiegato all’Adnkronos: “Su segnalazione di una cittadina che si riteneva offesa dal manifesto, mi sono recato nello studio medico per fare una verifica e ho trovato affisso alla parete il testo abominevole che promuove la guarigione tramite terapie che avvengono nel bresciano”. Il caso risale al 20 dicembre e l’Arcigay ha immediatamente fatto un esposto all’Ordine dei Medici “affinché prendesse provvedimenti contro il medico”. Non c’è stata alcuna risposta e così la denuncia diventa pubblica: “Ci auguriamo che l’Ordine intervenga con delle sanzioni contro il medico e ribadisca che l’omosessualità non è una malattia prendendo provvedimenti disciplinari contro chi avalla la teoria della guarigione”.

Sull’episodio interviene anche il segretario nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni: “E’ un fatto gravissimo, una violenza su cui è urgente intervenire, si tratta di persone che tentano di convincere altre persone, clinicamente sane, di essere affette invece da una patologia, per poi lucrare sulla fantomatica ‘cura’. Questo è un raggiro che si compie sulla pelle delle persone più fragili, infierendo sulle loro insicurezze e costringendole a reprimere i propri istinti e i propri sentimenti. Non c’è nulla di più grave di un medico che diagnostica ai pazienti malattie che non esistono”. A questo punto, si pronuncia anche l’Ordine dei Medici di Savona Luca Torti, il quale garantisce che l’esposto presentato “verrà esaminato a breve dal Consiglio” che “deciderà se aprire o meno un procedimento disciplinare nei confronti del collega”.

GM